{"id":1039,"date":"2015-07-01T22:50:51","date_gmt":"2015-07-01T20:50:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=1039"},"modified":"2015-07-17T13:17:32","modified_gmt":"2015-07-17T11:17:32","slug":"il-bullismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=1039","title":{"rendered":"Il bullismo: una descrizione del fenomeno"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Autore: <a href=\"http:\/\/www.gentile.altervista.org\" target=\"_blank\"><strong>Dott. Nicola Gentile<\/strong><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Il video inserito nella seguente recensione \u00e8 tratto da internet ed ha unicamente come finalit\u00e0 quella di fornire un esempio visivo di cosa pu\u00f2 accadere in un caso di bullismo o presunto tale. Nel testo non verr\u00e0 fatto in alcun modo riferimento a tale filmato e non sar\u00e0 quindi spiegato cosa accade nel caso specifico. Inoltre non verr\u00e0 indicato n\u00e8 il luogo n\u00e8 la dinamica del video. Qualora si riuscisse a risalire alle persone coinvolte nella presente registrazione filmica e questo fosse lesivo per le stesse, il video verr\u00e0 immediatamente rimosso. Buona lettura&#8221;<\/em>.<\/p>\n<div style=\"width: 640px;\" class=\"wp-video\"><video class=\"wp-video-shortcode\" id=\"video-1039-1\" width=\"640\" height=\"360\" preload=\"metadata\" controls=\"controls\"><source type=\"video\/mp4\" src=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/bullismo.mp4?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/bullismo.mp4\">https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/bullismo.mp4<\/a><\/video><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fenomeno del bullismo \u00e8 assai noto e viene raccontato frequentemente alla televisione e sui media in generale, con spiegazioni di carattere sociologico, psicologico ed anche economico. Solitamente il bullo e la vittima attivano vissuti personali e talvolta emozioni forti nelle persone che ascoltano notizie inerenti tale argomento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti sono i racconti ed i libri che parlano di compagni di classe irriverenti o cattivi, e molti sono entrati anche nella memoria collettiva. Come la stessa Ada Fonzi (Fonzi, 1999) descrive nella sua introduzione al testo da lei curato si possono ricordare i personaggi dei racconti di Pasolini oppure il personaggio di Franti nel libro Cuore Di Edmondo De Amicis (De Amicis, 1886). Famosa \u00e8 la figura descritta dal piccolo protagonista del libro, Enrico, del suo compagno di classe:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt;Io detesto costui. \u00c8 malvagio. Quando viene un padre nella scuola a fare una partaccia al figliuolo, egli ne gode; quando uno piange, egli ride. Trema davanti a Garrone, e picchia il muratorino perch\u00e9 \u00e8 piccolo; tormenta Crossi perch\u00e9 ha il braccio morto; schernisce Precossi, che tutti rispettano; burla perfino Robetti, quello della seconda, che cammina con le stampelle per aver salvato un bambino. Provoca tutti i pi\u00f9 deboli di lui, e quando fa a pugni, s&#8217;inferocisce e tira a far male. Ci ha qualcosa che mette ribrezzo su quella fronte bassa, in quegli occhi torbidi, che tien quasi nascosti sotto la visiera del suo berrettino di tela cerata. Non teme nulla, ride in faccia al maestro, ruba quando pu\u00f2, nega con una faccia invetriata, \u00e8 sempre in lite con qualcheduno, si porta a scuola degli spilloni per punzecchiare i vicini, si strappa i bottoni dalla giacchetta, e ne strappa agli altri, e li gioca, e ha cartella, quaderni, libro, tutto sgualcito, stracciato, sporco, la riga dentellata, la penna mangiata, le unghie rose, i vestiti pieni di frittelle e di strappi che si fa nelle risse. Dicono che sua madre \u00e8 malata dagli affanni ch&#8217;egli le d\u00e0, e che suo padre lo cacci\u00f2 di casa tre volte; sua madre viene ogni tanto a chiedere informazioni e se ne va sempre piangendo. Egli odia la scuola, odia i compagni odia il maestro. Il maestro finge qualche volta di non vedere le sue birbonate, ed egli fa peggio. Prov\u00f2 a pigliarlo con le buone, ed egli se ne fece beffe. Gli disse delle parole terribili, ed egli si copr\u00ec il viso con le mani, come se piangesse, e rideva. Fu sospeso dalla scuola per tre giorni, e torn\u00f2 pi\u00f9 tristo e pi\u00f9 insolente di prima. Derossi gli disse un giorno: &#8211; Ma finiscila, vedi che il maestro ci soffre troppo, &#8211; ed egli lo minacci\u00f2 di piantargli un chiodo nel ventre. Ma questa mattina, finalmente, si fece scacciare come un cane.&gt;&gt; (Ivi, p. 79 &#8211; 80)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo breve scritto si pone come obbiettivo quello di dare qualche indicazione generica sul fenomeno, avvalendosi dei testi curati da Ada Fonzi (Fonzi, 1997, 1999) e scritti da vari autori. Lo scopo \u00e8 quello di riassumere in breve i punti salienti del bullismo, non tanto per risolvere il fenomeno, cosa deputata ad insegnanti genitori e staff scolastico, quanto per dare qualche delucidazione facilmente accessibile ad un fenomeno che a quanto pare riguarda tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come scrive Ada Fonzi (Fonzi, 1999) il bullismo, o meglio le prepotenze coinvolgono tutta la nostra penisola e non solo. In uno studio da lei precedentemente condotto (Schneider e Fonzi, 1996) sull&#8217;amicizia aveva messo in correlazione i dati rilevati in un gruppo di ragazzi in Canada con i dati rilevati in Italia. Secondo l&#8217;autrice, e dai risultati ottenuti nei vari studi del bullismo, i bambini italiani pur essendo maggiormente soggetti a comportamenti aggressivi hanno la capacit\u00e0 di mantenere le amicizie come se avessero una sorta di anticorpi ad atteggiamenti aggressivi che per\u00f2 allo stesso tempo portano ad un maggior numero di comportamenti di bullismo. Si possono distinguere due tipi di comportamento aggressivo: proattivo nel quale chi picchia aggredisce; reattivo nel quale chi picchia si difende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/bullismo.jpg\" rel=\"lightbox[1039]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-1075 size-medium\" src=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/bullismo-300x226.jpg\" alt=\"bullismo\" width=\"300\" height=\"226\" srcset=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/bullismo-300x226.jpg 300w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/bullismo.jpg 460w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Lo studio del bullismo si inserisce nello studio dell&#8217;aggressivit\u00e0, e viene visto come un modello di aggressivit\u00e0 proattiva. Tale aggressivit\u00e0 avviene senza provocazione da parte del partner ed \u00e8 rivolta a perseguire il fine dell&#8217;agressore. Essa viene distinta, per l&#8217;appunto, dalla forma di aggressivit\u00e0 reattiva che si manifesta come reazione a condizioni antecedenti quali provocazioni o costrizioni varie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono varie forme di bullismo, indiretto e diretto. La prima forma viene definita indiretta in quanto non viene agita faccia a faccia, o con aggressivit\u00e0, ma bens\u00ec attraverso maldicenze, tentativi di esclusione dal gruppo. La forma diretta si ha quando si fanno violenze in modo pi\u00f9 continuativo e aggressivo.<br \/>\nNon si tratta di prepotenze quando due ragazzi all&#8217;incirca della stessa forza litigano tra di loro.<br \/>\nI casi in cui si tratta di prepotenze sono quelle in cui vi sono offese sia verbali che fisiche svolte da uno o pi\u00f9 soggetti ai danni di una certa persona. Un rapporto tra pari che non \u00e8 da pari si definisce come relazione asimmetrica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel testo curato da Ada Fonzi vengono affrontati vari aspetti riguardanti il bullismo, in varie parti di Italia, e vengono messi sotto il riflettore dell&#8217;osservazione fattori come il sesso, la componente amicale, la condivisione tra esclusi ecc&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bullismo costituisce un blocco allo sviluppo del bambino. La nostra cultura per certi versi incentiva il bullismo, basti pensare a fenomeni di agressivit\u00e0 del passato come il nonnismo nelle caserme o pi\u00f9 recenti come il mobbing nelle aziende. Le indagini condotte in prospettiva life &#8211; span hanno evidenziato che i bulli abbiano molte probabilit\u00e0 di diventare adulti asociali spesso coinvoli in condanne penali, e le vittime persone tendenzialmente che possono sviluppare depressione o comportamenti di isolamento, ed in alcuni casi arrivare al suicidio (Tani,1999)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I ruoli nel bullismo vengono distinti dai ricercatori in base a vari elementi. Il ruolo \u00e8 un insieme di attivit\u00e0 o ruoli che ci si aspetta che una certa persona compia. La vittima non \u00e8 vittima solo per il bullo ma \u00e8 vittima anche per la classe.<br \/>\nVengono distinti 4 tipi di figure: il bullo, la vittima, il bullo vittima o vittima provcatrice, ed infine i soggetti di controllo o esterni (Menesini, Ciucci, Tomada, Fonzi, 1999).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I meccanismi difensivi che mantengono inalterata la situazione sono riassunti in principalmente otto scale: giustificazione morale, etichettamento eufemisico, confronto vantaggioso, diffusione di responsabilit\u00e0, dislocamento di responsabilit\u00e0, distorsione di conseguenze, deumanizzazione della vittima, attribuzione di colpa<br \/>\n(Menesini, Fonzi, Vannucci, 1999).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In contrasto o forse in continuit\u00e0 con il concetto di ruolo fin qui espresso \u00e8 da ricordare un aspetto del ruolo \u00e8 cio\u00e8 quello venuto fuori nel lavoro di Philip Zimbardo e del suo carcere. Uno degli aspetti salienti degli studi sul bullismo \u00e8 quello della personalit\u00e0 del bullo e della vittima. Lo studio di Zimbardo dimostrerebbe l&#8217;esatto contrario e cio\u00e8 che in persone prese a caso il ruolo di persecutore e perseguitato varia non dal punto di vista della personalit\u00e0, ma solo per il ruolo ricoperto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo in breve l&#8217;esperimento di Zimbardo come lui stesso lo descrive nell&#8217;introduzione al libro di sua moglie Cristina Maslach, sulla sindorme di burnout (Maslach, 1982).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt; La nostra prigione da farsa era popolata da &#8220;guardie buone&#8221; e &#8220;prigionieri buoni&#8221;; sapevamo che lo era perch\u00e8 l&#8217;avevamo allestita cos\u00ec. &gt;&gt; (Ivi, p. 15)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante ci\u00f2 il carcere prese la forma di un vero carcere e a seguito di episodi di vessazione e maltrattamenti reali, e non pi\u00f9 da farsa, l&#8217;esperimento fu fermato con una settimana di anticipo. Una descrizione dettagliata si ha nel libro di Zimbardo (Zimbardo, 2007) in cui oltre a mostrare tutti i dati e le trascrizioni dei vari avvenimenti, fa un riferimento al caso in cui lui \u00e8 stato chiamato a testimoniare come consulente di parte per la difesa di una guardia carceraria del carcere di Abu Ghraib in Irak.<br \/>\nSul suo esperimento ecco cosa scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt; L&#8217;Esperimento Carcerario di Stanford \u00e8 cominciato come una semplice dimostrazione degli effetti di un complesso di variabili situazionali sul comportamento di individui nel ruolo di detenuti e guardie in un ambiente carcerario simulato. [&#8230;] Tuttavia, con il passare del tempo, l&#8217;esperimento si \u00e8 rivelato un&#8217;efficace illustrazione del ruolo potenzialmente tossico dei cattivi sistemi e delle cattive situazioni nell&#8217;indurre brave persone a comportarsi in modi patologici, estranei alla loro natura. [&#8230;] La frontiera tra Bene e Male, un tempo ritenuta stagna, si \u00e8 invece dimostrata piuttosto permeabile.&gt;&gt; (Ivi, p. 293)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo esperimento si pone in continuit\u00e0 con un altro famoso studio e cio\u00e8 quello di Stanley Milgram (Milgram, 1974) sull&#8217;obbedienza all&#8217;autorit\u00e0. Al di l\u00e0 del concetto di autorit\u00e0 la cosa che pi\u00f9 risalta nell&#8217;esperimento \u00e8 il fatto che persone potenzialmente innocue potessero infliggere punizioni (scosse forti di corrente) fino in fondo alla prensunta vittima, sotto la semplice rassicurazione dello sperimentatore che diceva &#8220;non provocano danni permanenti&#8221;. Tutto questo riporta al concetto di &#8220;Banalit\u00e0 del male&#8221; descritto dall&#8217;autrice Hannah Arendt (Arendt, 1963), nel quale descrive come persone apparentemente banali abbiano potuto partecipare ed avere un ruolo attivo ad uno dei pi\u00f9 grandi crimini della storia, l&#8217;olocausto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concordo con l&#8217;autrice Ada Fonzi sulle possibili attivit\u00e0 che prevengono, o meglio in alcuni casi possono limitare situazioni del genere e sul coinvolgimento di pi\u00f9 livelli nel processo di comprensione del fenomeno. Nel resoconto delle strategie di interverto scolastico fatte dagli autori (Smorti e Menesini, 1997) vengono distinte varie modalit\u00e0 di intervento all&#8217;interno delle social skill training, in cui si tenta di lavorare in modo da migliorare le abilit\u00e0 sociali dei bambini che presentano difficolt\u00e0 relazionali con i coetanei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt; Alcuni programmi si basano sull&#8217;apprendimento per imitazione; altri su tecniche di insegnamento-addestramento o su interventi sociocognitivi di <em>problem solving<\/em> e di acquisizione di consapevolezza; un altro gruppo di ricerche, infine, ha attivato programmi per sviluppare l&#8217;attivit\u00e0 cooperativa tra ragazzi.&gt;&gt; (Ivi, p. 177)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa categoria di interventi, presenterebbe secondo vari autori alcuni problemi ed in particolare<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt; [&#8230;] due limiti principali: 1) essere destinati in modo specialistico ad un gruppo di bambini e 2) essere realizzati da <em>trainer<\/em> esterni alla scuola. E&#8217; quindi impensabile ipotizzare un cambiamento persistente nel tempo o una stabilit\u00e0 dei risultati in contesti scolastici diversi.<br \/>\nNell&#8217;ambito degli interventi tesi a potenziare la competenza sociale dei ragazzi e l&#8217;adattamento nel contesto scolastico, diventa quindi rilevante proporre un approccio ecologico e sistemico in grado di attivare un processo di cambiamento non solo tra i bambini target ma anche nel clima e nelle norme del sistema scolastico nel suo complesso. Un tale processo si incentra sui meccanismi e sulle variabili di sistema pi\u00f9 che su attivit\u00e0 specifiche del programma.[&#8230;]<br \/>\nPer realizzare un intervento di tipo sistemico occorre tener conto dei diversi livelli in cui esso si articola: 1) il <em>livello individuale<\/em>, formato dai singoli insegnanti, studenti e amministratori; 2) <em>il gruppo di aapprendimento e la classe<\/em>; 3)<em>l&#8217;organizzazione della scuola<\/em>e 4) <em>l&#8217;ambiente esterno<\/em>. &gt;&gt; (Ivi, p. 179)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva si possono trarre alcuni spunti. Secondo gli studi sul bullismo vari fattori possono essere causa scatenante del fenomeno. <a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Animals-1.jpg\" rel=\"lightbox[1039]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1110 size-medium\" src=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Animals-1-300x188.jpg\" alt=\"animals\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Animals-1-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Animals-1-600x375.jpg 600w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Animals-1.jpg 1240w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a> Per alcuni autori il bullo e la vittima possono essere messi sullo stesso piano, perch\u00e8 entrambi giocano un ruolo nella diade. Per altri il ruolo non \u00e8 dovuto a fattori meramente personali o a particolari fenomeni sociologici od economici. Ma viene dimostrato come basti il caso a creare una vittima od un persecutore. In entrambe le circostanze rimane cos\u00ec inalterato il quadro di &#8220;colpe&#8221;, se cos\u00ec le possiamo chiamare. E quindi si comprende come pu\u00f2 essere complicato un intervento in una struttura psicologica cos\u00ec complessa, in cui non si comprende bene come e cosa scatena il fenomeno, non si pu\u00f2 fare a meno che accada, e non si pu\u00f2 neanche intervenire in modo deciso, se non per limitare l&#8217;aggressivit\u00e0 dannosa.<br \/>\nCitiamo la fine del romanzo di Golding (1954), il quale sosteneva che &#8220;l&#8217;uomo produce il male come le api producono il miele&#8221;. Questa tragica visione dell&#8217;uomo derivava certamente dall&#8217;esperienza del secondo conflitto mondiale. Nel suo romanzo un gruppo di studenti sopravvive ad un incidente aereo su un&#8217;isola deserta, e quando vengono tratti in salvo questo \u00e8 quello che accade ad uno di loro mentre cerca di spiegare cosa \u00e8 accaduto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt; Ralph lo guard\u00f2 senza parlare. Per un attimo ebbe una fuggevole visione dello strano alone d&#8217;avventura che una volta splendeva sull&#8217;isola. Ma l&#8217;isola stava bruciando come legna secca, Simone era morto, e Jack aveva&#8230; Gli sgorgarono le lacrime e fu scosso da singhiozzi. Per la prima volta da quando era sull&#8217;isola si abbandon\u00f2 al pianto, a un grande spasimo di dolore che lo scuoteva tutto. Il suo pianto risuonava sotto il fumo nero, davanti all&#8217;incendio che distruggeva l&#8217;isola, e presi dalla stessa commozione anche gli altri bambini cominciarono a singhiozzare. In mezzo a loro, col corpo sudicio, i capelli sulla fronte e il naso da pulire, Ralph piangeva per la fine dell&#8217;innocenza, la durezza del cuore umano, e la caduta nel vuoto del vero amico, l&#8217;amico saggio chiamato Piggy.&gt;&gt; (Ivi, p. 239)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bibliografia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Arendt, H. (1963). Eichmann in Jerusalem. A Report of the Banality of Evil. New York: Viking Press [trad. it. a cura di Piero Bernardini, La banalit\u00e0 del male. Eichmann a Gerusalemme (1964)(2011)(18 ed.). Milano: Feltrinelli Editore].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; De Amicis, E. (1886)(2013). Cuore. Varese: EdiRem Editrice Remainder.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Fonzi, A. (1997). Al termine del percorso. In A. Fonzi (a cura di), Il bullismo in Italia. Il fenomeno delle prepotenze a scuola dal Piemonte alla Sicilia. Firenze: Giunti Gruppo Editoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Golding, W. (1954). Lord of the flies. London: Faber and Faber [trad.ita cura di Filippo Donini, Il Signore delle Mosche. (1966)(1992). Milano: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Maslach, C. (ed. or. 1982). Burnout \u2013 The cost of caring. New York: Prentice Hall Press, Inc. [trad. it. a cura di Anna Rita Vignati e Manlio Lucentini, La sindrome del Burnout: il prezzo dell\u2019aiuto agli altri (1997)(2 ed.). Assisi: Cittadella Editrice].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Menesini E., Smorti, A. (1997). Strategie d&#8217;intervento scolastico. In A. Fonzi (a cura di), Il bullismo in Italia. Il fenomeno delle prepotenze a scuola dal Piemonte alla Sicilia. Firenze: Giunti Gruppo Editoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Menesini E., Ciucci, E., Tomada, G., Fonzi, A. (1999). Il bullismo a scuola: alcune questioni di metodo. In A. Fonzi (a cura di), Il gioco crudele. Studi e ricerche sui correlati psicologici del bullismo. Firenze: Giunti Gruppo Editoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Menesini E., Fonzi, A., Vannucci, M. (1999). Il disimpegno morale: la legittimazione del comportamento prepotente. In A. Fonzi (a cura di), Il gioco crudele. Studi e ricerche sui correlati psicologici del bullismo. Firenze: Giunti Gruppo Editoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Milgram, S.(1974). Obedience to Authority: an experimental view. New York: HarperCollins Publishers Inc. [trad. it. a cura di Roberto Ballabeni, Obbedienza all&#8217;autorit\u00e0. Uno sguardo sperimentale (2003). Torino: Giulio Einaudi editore S.p.a.].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Tani, A. (1999). Il bullismo come malessere evolutivo. In A. Fonzi (a cura di), Il gioco crudele. Studi e ricerche sui correlati psicologici del bullismo. Firenze: Giunti Gruppo Editoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Schneider, B.H. Fonzi, A.(1996) La stabilit\u00e0 dell&#8217;amicizia: uno studio crossculturale Italia &#8211; Canada in Et\u00e0 Evolutiva. Rivista di Scienze dello sviluppo n\u00b0 54. Firenze: Giunti Gruppo Editoriale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Zimbardo, P.G. (2007). The Lucifer Effect. How Good People Turn Evil. New York: Random House [trad. it. a cura di Margherita Botto, L&#8217;effetto Lucifero. Cattivi si diventa? (2008). Milano: Raffaello Cortina Editore].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore: Dott. Nicola Gentile &#8220;Il video inserito nella seguente recensione \u00e8 tratto da internet ed ha unicamente come finalit\u00e0 quella di fornire un esempio visivo di cosa pu\u00f2 accadere in un caso di bullismo o presunto tale. 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