{"id":1045,"date":"2016-06-01T23:21:45","date_gmt":"2016-06-01T21:21:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=1045"},"modified":"2016-06-02T08:56:32","modified_gmt":"2016-06-02T06:56:32","slug":"burnout-come-riconoscerlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=1045","title":{"rendered":"Burnout: come riconoscerlo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Burnout: il prezzo dell\u2019assistenza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coloro che operano nelle cosidette &#8216;helping professions&#8217; non sempre sono consapevoli che possono incorrere in una sindrome dovuta al proprio lavoro definita come Sindrome di Burnout e studiata in principio da Christina Maslach (Maslach, 1982), che descrive cos\u00ec il fenomeno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Different-professions.jpg\" rel=\"lightbox[1045]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1206 alignright\" src=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Different-professions-300x197.jpg\" alt=\"Different-professions\" width=\"320\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Different-professions-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Different-professions.jpg 556w\" sizes=\"auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px\" \/><\/a>\u201cIl burnout \u00e8 una sindrome di esaurimento emozionale, depersonalizzazione e riduzione delle capacit\u00e0 personali di risposta emotiva che pu\u00f2 presentarsi in chi si \u201coccupa della gente\u201d per professione. Si tratta di una reazione all\u2019instaurarsi di una tensione emozionale cronica provocata dal continuo contatto con altri esseri umani che sperimentino situazioni problematiche e\/o motivi di sofferenza.\u201d (Ivi, p. 20)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 essere considerato una forma di stress occupazionale in cui il suo fattore caratteristico \u00e8 l\u2019interazione sociale fra l\u2019operatore e il destinatario dell\u2019aiuto.<br \/>\nIl suo nucleo \u00e8 uno schema di sovraccarico emozionale, a cui segue l\u2019esaurimento emozionale da parte di chi eccessivamente coinvolto sotto il profilo emozionale, tende sempre di pi\u00f9 verso gli altri e alla fine si sente sopraffatto dalle richieste emozionali imposte dagli altri e incapace di farvi fronte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli aspetti caratteristici del burnout sono tre:<br \/>\n1 \u2013 ESAURIMENTO EMOZIONALE \u2013 l\u2019individuo si sente svuotato e sfinito, gli manca l\u2019energia per affrontare un altro giorno, le sue risorse emozionali sono consumate e non c\u2019\u00e8 una sorgente da cui attingere di nuovo (quando nella persona si \u00e8 installato l\u2019esaurimento emozionale essa sente di non essere pi\u00f9 in grado di dare qualcosa di Se\u2019 agli altri).<br \/>\n2 \u2013 DEPERSONALIZZAZIONE \u2013 l\u2019individuo vede gli altri negativamente, si fa di loro una cattiva opinione, si aspetta il peggio e infine dimostra quanto li detesti.<br \/>\n3 \u2013 RIDOTTA REALIZZAZIONE PERSONALE \u2013 l\u2019individuo ha un tormentoso senso di inadeguatezza circa la propria capacit\u00e0 di stabilire relazioni con i propri assistiti che pu\u00f2 indurre un auto-verdetto di &#8220;fallimento&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo instaurarsi non \u00e8 improvviso, ma talmente graduale che il lavoratore ne \u00e8 inconsapevole; avverte che c\u2019\u00e8 qualcosa che non va ma spesso non \u00e8 in grado di qualificare e quantificare il suo disagio, e continua a lavorare facendo finta di niente e rifiutandosi di pensare che qualcosa non vada, ma ne \u00e8 comunque condizionato e compromesso.<br \/>\nPer valutare l\u2019esperienza che l\u2019individuo fa del burnout Maslach e Susan E. Jackson hanno elaborato nel 1982 una scala standardizzata di misurazione detta MBI (Maslach Burnout Inventory; in italiano Scala Maslach del Burnout).<br \/>\nEssa \u00e8 cos\u00ec strutturata:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Burnout.jpg\" rel=\"lightbox[1045]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1215 size-large aligncenter\" src=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Burnout-600x1020.jpg\" alt=\"Burnout\" width=\"600\" height=\"1020\" srcset=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Burnout-600x1020.jpg 600w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Burnout-177x300.jpg 177w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Burnout-768x1305.jpg 768w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Burnout.jpg 1144w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il burnout viene alimentato da due tipologie di fattori:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 \u2013 Fattori Esterni<br \/>\nQuesta tipologia comprende:<br \/>\n&#8211; l\u2019intensit\u00e0 emozionale del coinvolgimento con la gente,<br \/>\n&#8211; la focalizzazione negativa sui problemi,<br \/>\n&#8211; la mancanza di feedback positivo,<br \/>\n&#8211; il contatto scadente con i colleghi nell\u2019ambiente di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2 \u2013 Fattori Interni<br \/>\nQuesti comprendono le caratteristiche personali dell\u2019individuo e possono essere:<br \/>\n&#8211; demografiche (sesso, appartenenza ad un gruppo etnico, et\u00e0, condizione coniugale e familiare, livello culturale),<br \/>\n&#8211; della personalit\u00e0 (intendendo come personalit\u00e0 i tratti mentali ecc\u2026).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Metodi per la prevenzione del burnout.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modo migliore per sconfiggere il burnout \u00e8 prima di tutto quello di impedirgli di manifestarsi.<br \/>\nEsistono due tipi di strategie per la gestione del burnout che sono una a livello individuale, ed uno a livello di metodi sociali ed istituzionali.<br \/>\n\u201cTali strategie possono essere impiegate dopo che il burnout si \u00e8 manifestato, come mezzo per gestirlo, ma anche usate prima, come mezzo preventivo\u201d(Ivi, p. 248).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A) Nella gestione individuale del burnout vengono messi come fattori:<br \/>\n&#8211; lavorare meglio anzich\u00e9 di pi\u00f9 (fare la stessa cosa in modo diverso, fare delle pause, prendere le cose con pi\u00f9 distacco)<br \/>\n&#8211; avere cura di s\u00e9 stessi oltre che degli altri [accentuare i lati positivi, saper conoscere s\u00e9 stessi (riconoscere di aver bisogno di strategie riequilibranti), riposo e rilassamento, tracciare i confini tra lavoro e vita privata ed infine se dopo tutti gli sforzi la situazione non migliora cambiare lavoro].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">B) Nella gestione del burnout con metodi sociali e istituzionali si hanno due aspetti:<br \/>\n1 \u2013 sostegno sociale<br \/>\na) la solidariet\u00e0 dei colleghi (aiuto, conforto, comprensione della situazione, comparazione, gratificazione, senso dell\u2019umorismo, fuga temporanea dagli impegni di lavoro)<br \/>\nb) come ottenere l\u2019appoggio dei colleghi (elemento chiave \u00e8 sempre la fiducia)<br \/>\nc) il ruolo del rituale di gruppo (es. in Giappone gli uomini d\u2019affari si recano normalmente ai bagni pubblici)<br \/>\nd) rischi potenziali (resistenza alla partecipazione di gruppo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2 \u2013 Migliorare il posto di lavoro<br \/>\na) ottenere pi\u00f9 risorse<br \/>\nb) lavorare meglio (divisione del lavoro, modificare il contatto con gli utenti, limitare l\u2019inquinamento del tempo libero, prendere periodi di riposo, ottenere aiuto)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno di una prospettiva formativa orientata a ridurre il burnout, pu\u00f2 essere utile ricordare il concetto di interesse distaccato.<br \/>\nSe per contrastare il burnout la parola focale pu\u00f2 essere equilibrio (con questo termine si vuole intendere che per dare qualcosa di te stesso devi controbilanciare dando qualcosa a te stesso), nel concetto di interesse distaccato questo termine ne rappresenta l\u2019aspetto centrale.<br \/>\nDi fatto con l\u2019interesse distaccato si ha (in teoria, perch\u00e9 in pratica risulta di difficile applicazione) una mescolanza ideale di compassione e di obiettivit\u00e0, riconoscendo che, sia l\u2019intimit\u00e0, sia la distanza, possono aiutare l\u2019operatore nella relazione di aiuto.<br \/>\nInfatti con la vicinanza e l\u2019interesse per l\u2019utente l\u2019infermiere pu\u00f2 vederlo come un altro essere umano, d\u2019altra parte restando distante e distaccato ha la possibilit\u00e0 di valutare obiettivamente i problemi e di risolverli in modo pi\u00f9 ordinato e razionale (senza essere accecato da sentimenti e pregiudizi personali).<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 dubbio che per conseguire questo obiettivo ci siano delle difficolt\u00e0 intrinseche, ma nonostante ci\u00f2 resta anche una meta per cui vale la pena lottare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il burnout in definitiva ha luogo a tre livelli:<br \/>\n&#8211; individuale. Il burnout \u00e8 piu probabile se la persona \u00e8 giovane, meno matura, con minore fiducia in se stessa; se \u00e8 impulsiva e impaziente; se non ha vincoli familiare ma ha bisogno di altri che le diano approvazione e affetto; se ha obiettivi e aspettative discordanti con la realt\u00e0.<br \/>\n&#8211; interpersonale. Il carattere del proprio coinvolgimento con gli utenti pu\u00f2 far precipitare il burnout. I sentimenti e le tensioni che fanno parte della relazione di aiuto, la focalizzazione negativa sui problemi, lo sforzo emozionale dell&#8217;empatia. Altro fattore possono essere le difficolt\u00e0 con colleghi e superiori.<br \/>\n&#8211; istituzionale. Sono molteplici i modi in cui le istituzioni contribuiscono al burnout, tra i quali l&#8217;eccessivo numero di casi affidato al singolo, i regolamenti restrittivi, l&#8217;amministrazione scadente.<br \/>\n\u201cLa consapevolezza di questi tre livelli ai quali ha luogo il burnout pu\u00f2 servire a perfezionare la nostra comprensione di tale fenomeno\u201d(Ivi, p. 270).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;interno di questi fattori si possono anche immaginare gli effetti dovuti alla crisi economica ed alla scarsit\u00e0 di mezzi finanziari e monetari. Lavorare in un ambiente senza sufficienti risorse e magari con la paura di non ricevere il proprio compenso monetario sicuramente non aiuta nel proprio lavoro quotidiano.<\/p>\n<p><strong style=\"text-align: justify;\">La sindrome del Burnout nella professione di infermiere.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLe cause dell\u2019abbandono scolastico e numerosi problemi della professione vengono abitualmente ascritti al fenomeno del burnout che sembra affliggere il personale infermieristico come peraltro tutte le cosiddette helping professions, cio\u00e8 le professioni che hanno come oggetto di lavoro altre persone\u201d (Guerra, 1992 p.115).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/a5c5f4_ca63abde258040a690cc084d52a12d57.jpg\" rel=\"lightbox[1045]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1207\" src=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/a5c5f4_ca63abde258040a690cc084d52a12d57-148x300.jpg\" alt=\"Doctor\" width=\"148\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/a5c5f4_ca63abde258040a690cc084d52a12d57-148x300.jpg 148w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/a5c5f4_ca63abde258040a690cc084d52a12d57.jpg 408w\" sizes=\"auto, (max-width: 148px) 100vw, 148px\" \/><\/a>Secondo Guerra sono fondamentalmente di due tipi i problemi che si pongono circa gli infermieri attualmente: uno di quantit\u00e0 e uno di qualit\u00e0.<br \/>\nUna ricerca della SAGO (Societ\u00e0 di ricerca per l\u2019organizzazione sanitaria) del 1991 sosteneva che gli infermieri in Italia, pi\u00f9 che quantitativamente erano soprattutto mal distribuiti. Sembra invece che effettivamente il problema quantitativo esista se si usa come indicatore il tasso di abbandono gi\u00e0 a livello delle scuole professionali.<br \/>\nIl problema passa da quantitativo a qualitativo quando andiamo ad osservare le cause degli abbandoni scolastici e professionali legati alla sindrome del burnout.<br \/>\nInfatti, come descritto all\u2019inizio, questa sindrome di solito tende a presentarsi in quei soggetti che si \u201coccupano della gente\u201d per professione (le helping professions) e possono riguardare settori come: sanit\u00e0, scuola, servizi sociali, servizi legali e \u201cqualsiasi altro genere di attivit\u00e0 che consente di fare del dare una professione\u201d (Maslach, 1982 p. 6).<br \/>\nQuella che verr\u00e0 messa in risalto in questo caso \u00e8 la professione dell\u2019infermiere della quale verranno analizzati gli aspetti riguardanti la propria identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La professione di infermiere.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il personale infermieristico si rivela una risorsa strategica importante all\u2019interno della struttura ospedaliera, vista l\u2019ampiezza della funzione assistenziale che ricopre: nei confronti dei pazienti, nelle relazioni all\u2019interno del reparto e nella funzionalit\u00e0 organizzativa.<br \/>\nIl ruolo degli infermieri viene di solito contrapposto a quello dei medici, figure centrali dell\u2019istituzione ospedaliera, in quanto detentori del sapere che consente al sistema di essere produttivo.<br \/>\nL\u2019identit\u00e0 professionale degli infermieri \u00e8 data dalla descrizione della propria immagine professionale, cio\u00e8 dal vissuto di uno scarto tra la realt\u00e0 attuale e il modello ideale anticipato.<br \/>\nQuesto modello si fonda sullo stereotipo della professione medica, stereotipo che produce un rapporto medico \u2013 infermiere caratterizzato da forte ambivalenza (fatto di ammirazione, ma anche di rivalit\u00e0).<br \/>\nDi fatto, l\u2019idea di una professione simile a quella medica si scontra con la realt\u00e0 del lavoro che limita l\u2019infermiere in una posizione subalterna: i medici accentrano le competenze rilevanti e significative, lasciando al personale paramedico attivit\u00e0 secondarie e svalutate, fondate su dei saperi banalizzati, deboli che rendono fragili i loro possessori.<br \/>\nForzatamente privati di potere tecnico strumentale, gli infermieri compensano la frustrazione mediante un incremento dell\u2019intensit\u00e0 della relazione interpersonale con il paziente e la sopravvalutazione della stessa.<br \/>\nL\u2019ambivalenza dei sentimenti nel rapporto con il personale medico si manifestano nella relazione con il paziente; nel primo caso, infatti, l\u2019infermiere in assenza del medico tende ad assumerne gli atteggiamenti con il paziente, con la frustante consapevolezza per\u00f2 di non possedere il sapere legittimante, nel secondo caso, invece, l\u2019infermiere si comporta come un paziente con il medico.<br \/>\nUna tappa significativa nella strutturazione dell\u2019identit\u00e0 professionale \u00e8 la scuola di specializzazione e il tirocinio, in cui allo studio teorico, spesso carente e lacunoso, si affianca una esperienza formativa che insegna ad assumere atteggiamenti di passivit\u00e0 e sottomissione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/wp_doctor.jpg\" rel=\"lightbox[1045]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1210 alignright\" src=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/wp_doctor-300x200.jpg\" alt=\"wp_doctor\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/wp_doctor-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/wp_doctor.jpg 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Deve essere detto, comunque, che questa identit\u00e0 cambia anche in funzione del reparto nel quale l\u2019infermiere opera. Infatti coloro che lavorano nei reparti chirurgici, ed in particolare quelli delle sale operatorie (es. ferristi) hanno un\u2019immagine di se\u2019 piuttosto solida (dovuta appunto ad una pi\u00f9 elevata perizia tecnica).<br \/>\nDiversamente, nei reparti di medicina interna, dove le degenze tendono ad essere pi\u00f9 lunghe ed \u00e8 richiesta una maggiore assistenza generica, l\u2019infermiere viene impegnato in un rapporto stretto e faticoso.<br \/>\nUn reparto che deve essere segnalato a se\u2019, \u00e8 quello dell\u2019accettazione nel quale il sapere medico (a causa dell\u2019alto turn \u2013 over dei medici e quindi della loro bassa attendibilit\u00e0) \u00e8 praticamente assente e quindi consente \u201cl\u2019emersione delle capacit\u00e0 organizzative ed operative degli infermieri, in grado di gestire la situazione del servizio meglio del medico\u201d (Guerra, 1992 p. 120).<br \/>\nUn\u2019altra tappa fondamentale nell\u2019individuazione del ruolo dell\u2019infermiere riguarda il rapporto con il malato.<br \/>\nInfatti mentre i medici si occupano della malattia, le questioni dei rapporti interpersonali sono delegate al personale infermieristico (Una citazione particolare pu\u00f2 riguardare il rapporto con i parenti dei malati, nel quale l\u2019infermiere si schiera dalla parte dell\u2019ospedale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cL\u2019angoscia e lo stress che accompagnano costantemente l\u2019opera di assistenza infermieristica segnalano l\u2019intensit\u00e0 e la profondit\u00e0 delle energie investite in questo laborioso processo di riparazione del malato e, in fantasia, del Se&#8217;.&#8221; (Guerra, 1992 p. 123)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le difficolt\u00e0 ed i conflitti connessi al ruolo di infermiere sono tali e tanti che non sorprende che sia piuttosto diffusa in questa professione la cosiddetta sindrome del burnout.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/felicita.jpg\" rel=\"lightbox[1045]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1209 alignleft\" src=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/felicita-300x169.jpg\" alt=\"felicita\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/felicita-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/felicita-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/felicita-600x338.jpg 600w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/felicita.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Nel suo testo la Maslach (Maslach, 1982) descrive alcune tecniche messe appunto dallo Standford Heart Disease Prevention Program (programma di prevenzione delle malattie cardiocircolatorie) che permettono la gestione dello stress; naturalmente non sono gli unici metodi efficaci per il rilassamento, tuttavia si apprendono e si attuano con molta facilit\u00e0. Esse possono essere, cos\u00ec riassunte (Ivi, pp. 278-286):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; esercizio di rilassamento muscolare profondo<br \/>\n&#8211; esercizio di rilassamento mentale<br \/>\n&#8211; esercizio di rilassamento dei singoli muscoli<br \/>\n&#8211; esercizio di immaginazione per il rilassamento mentale<br \/>\n&#8211; esercizio di rilassamento istantaneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A conclusione di ci\u00f2 va comunque ricordato che esiste anche la possibilit\u00e0 di rivolgersi ad un professionista per prevenire oppure per affrontare tale situazione attraverso un percorso psicoterapeutico. Va sottolineato inoltre come in alcuni settori, vedi comunit\u00e0 terapeutiche o case famiglia gli operatori vengono assistiti con incontri e terapie di gruppo messi a disposizione dalla struttura per cui viene svolto il proprio lavoro. Questo per sottolineare come nel caso in cui le risorse personali possano non rivelarsi sufficienti ad affrontare una situazione diventata troppo pesante, comunque il chiedere aiuto pu\u00f2 ripristinare le energie per aiutare gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bibliografia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guerra, G. (1992). Psicosociologia dell\u2019ospedale. Analisi organizzativa e processi di cambiamento. Roma: La Nuova Italia Scientifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maslach, C. (ed. or. 1982). Burnout \u2013 The cost of caring. New York: Prentice Hall Press, Inc. [trad. it. a cura di Anna Rita Vignati e Manlio Lucentini, La sindrome del Burnout: il prezzo dell\u2019aiuto agli altri (1997)(2 ed.). Assisi: Cittadella Editrice.]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Burnout: il prezzo dell\u2019assistenza Coloro che operano nelle cosidette &#8216;helping professions&#8217; non sempre sono consapevoli che possono incorrere in una sindrome dovuta al proprio lavoro definita come Sindrome di Burnout e studiata in principio da Christina Maslach (Maslach, 1982), che &hellip; <a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=1045\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":1207,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-1045","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1045","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1045"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1045\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1219,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1045\/revisions\/1219"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1207"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1045"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1045"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1045"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}