{"id":282,"date":"2014-04-17T23:08:53","date_gmt":"2014-04-17T21:08:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicologicalmente.org\/blog\/?p=282"},"modified":"2015-04-03T22:18:59","modified_gmt":"2015-04-03T20:18:59","slug":"alessitimia-e-teatro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=282","title":{"rendered":"Alessitimia e teatro."},"content":{"rendered":"<p><!-- [if !mso]>\n\n\n\n<style>\nv\\:* {behavior:url(#default#VML);}\no\\:* {behavior:url(#default#VML);}\nw\\:* {behavior:url(#default#VML);}\n.shape {behavior:url(#default#VML);}\n<\/style>\n\n<![endif]--><\/p>\n<p><!-- [if gte mso 9]><xml>\n<w:WordDocument>\n<w:View>Normal<\/w:View>\n<w:Zoom>0<\/w:Zoom>\n<w:HyphenationZone>14<\/w:HyphenationZone>\n<w:PunctuationKerning\/>\n<w:ValidateAgainstSchemas\/>\n<w:SaveIfXMLInvalid>false<\/w:SaveIfXMLInvalid>\n<w:IgnoreMixedContent>false<\/w:IgnoreMixedContent>\n<w:AlwaysShowPlaceholderText>false<\/w:AlwaysShowPlaceholderText>\n<w:Compatibility>\n<w:BreakWrappedTables\/>\n<w:SnapToGridInCell\/>\n<w:WrapTextWithPunct\/>\n<w:UseAsianBreakRules\/>\n<w:DontGrowAutofit\/>\n<\/w:Compatibility>\n<w:BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4<\/w:BrowserLevel>\n<\/w:WordDocument>\n<\/xml><![endif]--><!-- [if gte mso 9]><xml>\n<w:LatentStyles DefLockedState=\"false\" LatentStyleCount=\"156\">\n<\/w:LatentStyles>\n<\/xml><![endif]--><!-- [if !mso]><object classid=\"clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D\" id=ieooui><\/object>\n\n\n\n<style>\nst1\\:*{behavior:url(#ieooui) }\n<\/style>\n\n<![endif]--><!-- [if gte mso 10]>\n\n\n\n<style>\n \/* Style Definitions *\/\ntable.MsoNormalTable\n{mso-style-name:\"Tabella normale\";\nmso-tstyle-rowband-size:0;\nmso-tstyle-colband-size:0;\nmso-style-noshow:yes;\nmso-style-parent:\"\";\nmso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;\nmso-para-margin:0cm;\nmso-para-margin-bottom:.0001pt;\nmso-pagination:widow-orphan;\nfont-size:10.0pt;\nfont-family:\"Times New Roman\";\nmso-ansi-language:#0400;\nmso-fareast-language:#0400;\nmso-bidi-language:#0400;}\n<\/style>\n\n<![endif]--><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Autore: <a title=\"Dott.ssa Beatrice Maiani\" href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?page_id=73\" target=\"_blank\"><strong>Beatrice Maiani<\/strong><\/a><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13.0pt; line-height: 114%; font-family: Helvetica; color: #333333;\">Il termine alessitimia ha origine greca, letteralmente significa &#8220;emozioni senza parole&#8221;. Tale concetto ha cominciato a diffondersi nei primi anni 70, in seguito alle osservazioni effettuate da Nemiah e Sifneos finalizzate a delineare un insieme di caratteristiche di personalit\u00e0, evidenti nei pazienti psicosomatici che manifestano un disturbo specifico nelle funzioni affettive e simboliche, quali difficolt\u00e0 ad esprimere verbalmente le emozioni, scarsit\u00e0 di fantasia, stile comunicativo sterile ed incolore. Ad oggi esiste un consenso in letteratura sulla definizione di alessitimia, ovvero:<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13.0pt; line-height: 114%; font-family: Helvetica; color: #333333;\">difficolt\u00e0 ad identificare i sentimenti e distinguerli dalle sensazioni somatiche; difficolt\u00e0 nel descrivere e comunicare emozioni e sentimenti alle altre persone; processi immaginativi limitati;<br \/>\nstile cognitivo orientato esternamente.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13.0pt; line-height: 114%; font-family: Helvetica; color: #333333;\"><br \/>\nSolitamente gli individui alessitimici oltre a possedere un pensiero simbolico nettamente ridotto o assente mostrano anche una sorprendente difficolt\u00e0 a riconoscere e descrivere i propri sentimenti ed a discriminare tra stati emotivi e sensazioni puramente corporee; tradendo tale ridotto funzionamento emotivo anche attraverso rigidit\u00e0 nei movimenti e mancanza di espressivit\u00e0 del volto. Grazie alla capacit\u00e0 empatica si \u00e8 in grado di leggere e capire non solo le emozioni espresse a parole ma anche, e soprattutto, quelle che pi\u00f9 o meno consapevolmente sono espresse con i canali non verbali. Il soggetto alessitimico \u00e8 sprovvisto, o quasi, di tale capacit\u00e0 empatica, rendendosi quindi incapace di instaurare rapporti interpersonali ad un livello pi\u00f9 profondo: non riesce a \u201cdecodificare\u201d ed apprendere il significato delle espressioni verbali e non verbali alla base di ogni processo comunicativo.<\/span><\/p>\n<p>Un aspetto fondamentale da sottolineare a questo punto riguarda il concetto di alessitimia in relazione ad un modello di inibizione: il soggetto alessitimico non inibisce o nega le emozioni, semplicemente non riesce ad esprimerle. Taylor, Bagby e Parker (1997) hanno quindi considerato l\u2019alessitimia un disturbo dell\u2019elaborazione degli affetti che va ad interferire con i processi di auto-regolazione e riorganizzazione dell\u2019organismo. Nonostante la scarsa capacit\u00e0 di entrare in contatto con la propria realt\u00e0 psichica e con i propri stati emotivi e l&#8217;impossibilit\u00e0 di sintonizzarsi sui sentimenti e vissuti altrui, in genere le persone alessitimiche sembrano socialmente ben adattate. Andando ad approfondire, appare altres\u00ec evidente che le relazioni con l&#8217;altro si fermano ad un livello esclusivamente superficiale, facendo trasparire tutta l&#8217;inconsistenza di tale &#8220;buon&#8221; adattamento sociale.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13.0pt; line-height: 114%; font-family: Helvetica; color: #333333;\"><br \/>\nAd oggi, il costrutto dell\u2019alessitimia \u00e8 considerato uno dei possibili fattori di rischio nel predisporre a disturbi somatici e psichiatrici conseguenti ai problemi di regolazione affettiva. Una disfunzione organica di base, ma soprattutto la presenza di uno specifico ambiente sociale-evolutivo che inibisce l&#8217;espressione emotiva, sembrano essere tra i fattori responsabili della comparsa dell&#8217;alessitimia; ipotesi per altro confermata dalla maggioranza di uomini alessitimici rispetto alle donne e da una maggiore propensione di queste ultime al comportamento empatico. L\u2019incapacit\u00e0 di esperire a pieno il proprio mondo affettivo e la mancanza di empatia con gli affetti altrui possono mettere il soggetto a forte rischio per quanto riguarda il proprio equilibrio psicofisico.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13.0pt; line-height: 114%; font-family: Helvetica; color: #333333;\"><br \/>\nMolti teorici sottolineano la grande importanza delle relazioni oggettuali precoci nello sviluppo emotivo in quanto la capacit\u00e0 di regolare le emozioni si apprende nell\u2019infanzia. La prolungata mancanza di sintonia emozionale tra genitori e figli si ripercuoterebbe sul bambino, che ne risentirebbe in termini emozionali. Quando un genitore non manifesta alcuna empatia verso i bisogni e le emozioni del bambino questi comincerebbe ad evitare di esprimerli, forse addirittura di provarli. In questo quadro l\u2019alessitimia \u00e8 stata associata ad un tipo di attaccamento insicuro-evitante, caratterizzato da un bisogno talora ossessivo di attenzioni e cure che spesso porta a stabilire relazioni interpersonali fortemente dipendenti ricevendone una irrisoria gratificazione oppure, al contrario, ad evitare gli altri, isolandosi.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13.0pt; line-height: 114%; font-family: Helvetica; color: #333333;\">Caratteristiche dell\u2019alessitimia si presentano in molte problematiche, soprattutto in merito alle dipendenze, in cui un\u2019emozione non regolata ed elaborata, si manifesta sotto forma di azione. L\u2019incapacit\u00e0 di modulare le emozioni mediante l\u2019elaborazione cognitiva pu\u00f2 essere alla base della tendenza dei soggetti alessitimici a cercare di liberarsi da tensioni provocate da stati emotivi sgradevoli mediante comportamenti compulsivi. La scarsa immaginazione impedisce la riduzione di tali stati d&#8217;animo, ansia in primis, attraverso la fantasia, i sogni e il gioco. L\u2019attivit\u00e0 ludica \u00e8 di per se&#8217; una risorsa, in quanto permette di sperimentare affetti positivi di interesse e gioia, altrimenti non vissuti.<\/span><\/p>\n<p>Il compito del terapeuta \u00e8 quello di aiutare i pazienti alessitimici ad esprimere, riconoscere e gestire le proprie emozioni tenendo conto delle carenze di tali soggetti, soprattutto in relazione alla dimensione cognitivo\/esperenziale ed interpersonale. Si pu\u00f2 dunque intervenire favorendo una ristrutturazione cognitivo-affettiva della personalit\u00e0 mediante un vero e proprio programma di educazione razionale-emotiva finalizzato al raggiungimento della consapevolezza delle proprie reazioni emotive e della relazione esistente tra pensieri e stati d\u2019animo; facilitando quindi lo sviluppo della cosiddetta \u201cintelligenza emotiva\u201d.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13.0pt; line-height: 114%; font-family: Helvetica; color: #333333;\"><br \/>\nL\u2019alessitimia e i problemi di regolazione affettiva sembrano per\u00f2 essere tra i pi\u00f9 rilevanti fattori che incidono sull\u2019efficacia delle terapie psicodinamiche e tra le principali cause di drop-out e di ricadute dei pazienti (Taylor &amp; al.). Con pazienti gravemente alessitimici \u201csono caratteristici alcuni elementi controtrasferali: il terapeuta prova spesso un senso di frustrazione, noia e appiattimento emotivo, quali sentimenti indotti dal paziente con i suoi resoconti meticolosi e dettagliati, ma emotivamente del tutto inconsistenti\u201d (Cantelmi &amp; Sarto, 1999, p. 43).<br style=\"mso-special-character: line-break;\" \/> <br style=\"mso-special-character: line-break;\" \/> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13.0pt; line-height: 114%; font-family: Helvetica; color: #333333;\">Date le difficolt\u00e0 centrali del funzionamento alessitimico, una terapia psicodinamica centrata sull\u2019introspezione e sull\u2019interpretazione dei sintomi pu\u00f2 portare ad uno stallo della terapia, iperinvestigazione ed esasperazione dei sintomi somatici, addirittura rinforzare il senso di non comprensione di s\u00e8 (Taylor &amp; al; Bruch, 1962, 1973). Occorre quindi identificate delle strategie terapeutiche alternative che favoriscano il riconoscimento, la denominazione e la gestione degli affetti, all\u2019interno di una relazione caratterizzata dal \u201ccontenimento\u201d e dalla disponibilit\u00e0 empatica dello psicoterapeuta; al cui scopo \u00e8 apparso utile combinare interventi psicoterapeutici con tecniche comportamentali che si concentrano direttamente sulle sensazioni corporee (rilassamento, training autogeno e biofeedback) finalizzate ad accrescere nel paziente la consapevolezza della relazione tra sensazioni ed eventi ambientali, oltre che le proprie capacit\u00e0 di autoregolazione. La letteratura sembra inoltre indirizzare verso terapie di supporto, a orientamento cognitivo o a forme modificate di terapia psicodinamica.<\/span><\/p>\n<p>Molti casi si sono per\u00f2 rivelati \u201cimpermeabili\u201d a vari tentativi di ricostruzione dello stile affettivo.<\/p>\n<p>La terapia di gruppo \u00e8 considerata per molti pazienti alessitimici una valida alternativa o un&#8217;aggiunta importante, in quanto il confronto con altri offre una gamma pi\u00f9 ampia di situazioni interpersonali che consentono di esperire ed imparare a conoscere le varie emozioni.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13.0pt; line-height: 114%; font-family: Helvetica; color: #333333;\"><br \/>\nPer quanto riguarda nello specifico la validit\u00e0 terapeutica del doppiaggio su pazienti alessitimici, questa \u00e8 solo ipotizzabile ed allo stesso tempo deducibile; mi spiego: non esisono al momento specifici studi volti ad indagare questo aspetto ben preciso ma l&#8217;uso del teatro e dello psicodramma, anche con pazienti psichiatrici, \u00e8 decisamente diffuso anche se sempre in concomitanza ad altre terapie. Allo stesso modo \u00e8 riconosciuto il valore catartico e liberatorio dell&#8217;assumere un ruolo all&#8217;interno di un contesto protetto, identificarsi in qualcun altro consente di esprimersi e comportarsi &#8220;come se&#8221;, mettendosi alla prova in situazioni potenzialmente critiche, sperimentandosi, senza il peso delle eventuali conseguenze nel mondo reale. L&#8217;applicazione di questa tipologia di tecniche \u00e8 molto vasta, ed utilizzabile in un cos\u00ec ampio raggio di situazioni da comprendere sia patologie lievi che casi gravi quali psicosi. Le correnti applicazioni dello psicodramma si rivolgono infatti all&#8217;ambito clinico, sociale, educativo, creativo e per attivit\u00e0 di ricerca.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13.0pt; line-height: 114%; font-family: Helvetica; color: #333333;\"><br \/>\nTale efficacia di recitare una parte \u00e8 validata da una delle pi\u00f9 straordinarie e recenti scoperte delle Neuroscienze: i Neuroni a specchio. Si deve a Vittorio Gallese l&#8217;individuazione del modo in cui specifiche aree del nostro cervello (area di Broca e corteccia parietale inferiore) solitamente legate alla gestione del movimento, sembrano dotate di neuroni che non solo si attivano quando compiamo una certa azione ma anche semplicemente osservando la stessa azione compiuta da un altro soggetto. Possiamo quindi dedurre che l&#8217;osservazione dell&#8217;altro non ci rende osservatori passivi ma \u00e8 presente una reciprocit\u00e0 che ci lega a livello pre-verbale e pre-razionale.Allo stesso modo i neuroni specchio si attivano quando viviamo una particolare emozione o osserviamo altre persone vivere un\u2019emozione: infatti, secondo i ricercatori i neuroni specchio possono mandare messaggi al sistema limbico o emotivo del cervello aiutandoci a sintonizzarci sui sentimenti della persona che stiamo guardando.<\/span><\/p>\n<p>Alcuni scienziati considerano la scoperta dei neuroni specchio una delle pi\u00f9 importanti della neuroscienza negli ultimi dieci anni. E&#8217; noto che uno dei meccanismi fondamentali dell&#8217;interazione sociale \u00e8 identificabile nell&#8217;imitazione; l&#8217;individuo \u00e8 in grado di imitare il simile perch\u00e9 il nostro cervello &#8220;risuona&#8221; assieme a quello della persona che stiamo osservando: il neurone dell&#8217;osservatore &#8220;rispecchia&#8221; quindi il comportamento dell&#8217;osservato, come se stesse compiendo l&#8217;azione egli stesso.<\/p>\n<p>Seguendo questo discorso, soprattutto con pazienti alessitimici dovr\u00e0 essere dato molto spazio all\u2019educazione emotiva, cos\u00ec che i pazienti imparino gradualmente a sostituire parole (che descrivano i loro stati interni) alle azioni disadattive, come l\u2019ingestione di una droga o di cibo, o ai sintomi fisici. Solamente imparando a desomatizzare e differenziare le proprie emozioni e ad esternarle per mezzo del linguaggio, il paziente comincer\u00e0 a conoscere e \u201cmentalizzare\u201d il proprio mondo interno, a dare senso alla propria storia, ad integrare le esperienze vissute in un quadro significativo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13.0pt; line-height: 114%; font-family: Helvetica; color: #333333;\">Si dimostra inoltre importante tentare di comprendere il significato terapeutico degli eventi nella vita quotidiana del soggetto; si parla di &#8220;esperienza emotivo correttiva&#8221;: sotto l&#8217;influenza di specifiche esperienze emotive ed intellettuali il paziente diventa in seguito capace di avere esperienze positive nella vita ed i progressi terapeutici, in parte, derivano da queste esperienze di vita. Occorre quindi riconoscere l&#8217;effetto della vita quotidiana di ciascuno e, solo se strettamente necessario, interferire su di essa. L&#8217;influenza sull&#8217;Io dell&#8217;esperienze quotidiane \u00e8 tanto grande e spesso molto pi\u00f9 grande di quella delle mere sedute terapeutiche anche se il principio di base \u00e8 lo stesso: riesporre il paziente, sotto circostanze pi\u00f9 favorevoli, a situazioni emotive che lui non pot\u00e8 affrontare nel passato; deve passare attraverso una esperienza emozionale correttiva finalizzata a riparare l&#8217;influenza traumatica di esperienze precedenti e questo pu\u00f2 avvenire parallelamente alla terapia nella vita quotidiana del paziente.<\/span><\/p>\n<p>Anche attraverso la recitazione e l&#8217;assunzione di un ruolo si sperimenta quindi tale situazione emozionale correttiva: il paziente diventa pi\u00f9 capace di far fronte alla situazione a cui aveva dovuto soccombere anche grazie all&#8217;importanza delle interazioni empatiche con l&#8217;altro, che determinano una validazione della sua esperienza intrinseca, oltre all&#8217;esperienza di sicurezza fornita dall&#8217;ambiente terapeutico, non di giudizio ma di comprensione.<br \/>\nPer concludere, \u00e8 spesso presente il parallelismo tra arte e terapia: esistono molte similitudini e condizioni che portano ad avvalorare il valore catartico liberatorio di ogni forma di arte.<\/p>\n<p>Antonio Di Benedetto ad esempio ritiene che ogni creazione artistica sia in sintonia con il mondo intrapsichico e emotivo dell&#8217;uomo, evidenziando la similitudine della fruizione dell&#8217;opera d&#8217;arte con l&#8217;ascolto del paziente per il terapeuta. Le modalit\u00e0 di comunicazione dell&#8217; artista e dell&#8217;analista affondano le loro radici in una matrice comune che \u00e8 il linguaggio pre-verbale. Putrella definisce la seduta psicoanalitica come &#8220;spazio artistico&#8221; dove il terapeuta alla stregua dell&#8217;attore &#8211; interprete &#8211; improvvisatore, lavora su un canovaccio e sa essere portatore di quelle parti e aspetti che non sono visibili al paziente all&#8217;interno di un processo creativo associato ad un processo introspettivo che consegue a una creazione di s\u00e9, quindi alla generazione di nuovi pensieri ed emozioni.<\/p>\n<p><b>Letture suggerite<\/b><\/p>\n<p>&#8220;Dal teatro allo psicodramma analitico&#8221; di Roberto Pani, Donata Miglietta; 2006;pp. 192,2006.<\/p>\n<p>&#8220;Gli analfabeti delle emozioni&#8221;, in &#8216;Psicologia Contemporanea&#8217;,T. Cantelmi, A. Sarto,n. 154,lug.-ago. 1999.<\/p>\n<p>&#8220;The Effects of Being the Protagonist in Psychodrama.&#8221; By: Kwang Woon Kim. Journal of Group Psychotherapy, Psychodrama, &amp; Sociometry, Winter2003, Vol. 55 Issue 4, p115-127, 13p.<\/p>\n<p>&#8220;Group Psychotherapy for People With Intellectual Disabilities: The Interactive-Behavioral Model.&#8221; By: Tomasulo, Daniel J.; Razza, Nancy J.. Journal of Group Psychotherapy, Psychodrama, &amp; Sociometry, Summer2006, Vol. 59 Issue 2, p85-93, 9p.<\/p>\n<p>&#8220;Day by Day &#8212; Role Theory, Sociometry, and Psychodrama With Adolescents and Young Women.&#8221; By: Daniel, Sue. Journal of Group Psychotherapy, Psychodrama, &amp; Sociometry, Winter2006, Vol. 58 Issue 4, p195-205, 11p.<\/p>\n<p>&#8220;The role of sound intensity and stop-consonant voicing on McGurk fusions and combinations.&#8221; By: Colin, C.; Radeau, M.; Deltenre, P.; Demolin, D.; Soquet, A.. European Journal of Cognitive Psychology, Oct2002, Vol. 14 Issue 4, p475-491, 17p.<\/p>\n<p>&#8220;Play, Fantasy, and Symbols: Drama with Emotionally Disturbed Children.&#8221; By: Irwin, Eleanor C.. American Journal of Psychotherapy, Jul77, Vol. 31 Issue 3, p426, 11p.<\/p>\n<p>&#8220;Art and Drama: Partners in Therapy.&#8221; By: Irwin, Eleanor C.; Rubin, Judith A.; Shapiro, Marvin I.. American Journal of Psychotherapy, Jan1975, Vol. 29 Issue 1, p107, 10p.<\/p>\n<p>&#8220;Drama therapy and psychodrama: An integrated model.&#8221; By: Emunah, Renee. International Journal of Action Methods, Fall97, Vol. 50 Issue 3, p108, 27p, 1 diagram.<\/p>\n<p>&#8220;Drama therapy as a means of rehabilitation for schizophrenic patients: Our impressions.&#8221; By: Bielanska, Anna; Cechnicki, Andrzej. American Journal of Psychotherapy, Oct91, Vol. 45 Issue 4, p566, 10p.<\/p>\n<p>&#8220;The effects of dramatic play upon cognitive structure and development.&#8221; By: Ghiaci, Golshad; Richardson, John T. E.. Journal of Genetic Psychology, Mar80, Vol. 136 Issue 1, p77, 7p.<\/p>\n<p>&#8220;Alessitimia: Valutazione e trattamento&#8221; a cura di Caretti, V.; La Barbera; 2005; 208 p; Astrolabio Ubaldini.<\/p>\n<p>&#8220;Teoria e clinica della alessitimia&#8221; di Bressi Cinzia; Invernizzi Giordano; 1994, 113 p.; La Goliardica Pavese.<\/p>\n<p>&#8220;I disturbi della regolazione affettiva. L&#8217;alessitimia nelle malattie somatiche e psichiatriche.&#8221; Groeme J.R., Michal Bagby, James D.A. Parker.( a cura di) Mario Speranza, 2000. Grotstein J. S. (1997), Alexithymia: the exception that proves the rule of the unusual significance of affects, in Taylor G. J., Bagby R.M., Parker J. D. A., Disorder of affect regulation, Cambridge Universities Press, 11-18. Taylor G.J., Bagby R. M., Parker J. D. A. (1997), Disorders of affect regulation: alexithymia in medical and psychiatric illness, Cambridge University Press, Cambridge, trad. It. Disturbi della regolazione affettiva. Giovanni Fioriti, Roma, 2000.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore: Beatrice Maiani Il termine alessitimia ha origine greca, letteralmente significa &#8220;emozioni senza parole&#8221;. 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