{"id":325,"date":"2014-04-21T08:00:17","date_gmt":"2014-04-21T06:00:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicologicalmente.org\/blog\/?p=325"},"modified":"2015-04-03T22:18:33","modified_gmt":"2015-04-03T20:18:33","slug":"la-narrazione-e-lutilizzo-del-diario-in-psicoterapia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=325","title":{"rendered":"La narrazione e l&#8217;utilizzo del diario in psicoterapia"},"content":{"rendered":"<p>Autore: <a title=\"Dott.ssa Beatrice Maiani\" href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?page_id=73\" target=\"_blank\"><strong>Beatrice Maiani<\/strong><\/a><\/p>\n<p><em>&#8220;Non sei fregato veramente finch\u00e9 hai da una parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Queste le parole di Baricco in Novecento e non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 vero perch\u00e9 ogni persona \u00e8 protagonista della propria particolare storia e nel raccontarla sembra appropriarsene in misura maggiore.<\/p>\n<p>L&#8217;impiego della narrative therapy si dimostra particolarmente diffuso in psicoterapia anche per merito di analogie comuni tra i processi creativi finalizzati alla costruzione di storie e quelli messi in atto dal terapeuta all&#8217;interno di una psicoterapia, soprattutto in fase di interpretazione. La psicoterapia \u00e8 infatti un processo di riscoperta di nuove vie per l&#8217;espressione della propria identit\u00e0 e della propria realt\u00e0 mediante la soggettivit\u00e0 dello psicoterapeuta.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/diario.jpg\" rel=\"lightbox[325]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/diario.jpg\" alt=\"diario\" width=\"261\" height=\"198\" \/><\/a><\/p>\n<p>Tra i primi ad attribuire valore terapeutico alla narrazione \u00e8 Jerome Bruner che ne mette in evidenza il carattere internazionale, transtorico e transculturale sottolineando che la vita stessa \u00e8 storia. Bruner ipotizza l&#8217;esistenza di due differenti modalit\u00e0 di conoscenza e quindi di pensiero, autonome ma complementari: il pensiero paradigmatico e quello creativo. Il primo tenta di essere quanto pi\u00f9 &#8220;scientifico&#8221; e formale possibile, \u00e8 dunque orientato alla risoluzione dei problemi pratici, pi\u00f9 astratto \u00e8 invece il secondo, che va&#8217; a costruire un significato che \u00e8 incentrato sul narrarsi a s\u00e9 e all&#8217;altro, caratterizzato dal significato attribuito alle proprie esperienze di vita, nasce cos\u00ec il racconto.<br \/>\nBruner ritiene inoltre che l&#8217;identit\u00e0 di un singolo all&#8217;interno di una collettivit\u00e0 sia da spiegare principalmente come un\u2019altra costruzione narrativa che, in un periodo critico, pu\u00f2 far perdere il senso delle proprie azioni individuali a favore del pensiero del gruppo..<\/p>\n<p>L&#8217;uomo vive immerso nella narrazione, sia ripensando e valutando ogni azione passata che ipotizzando i risultati di quelle future. L&#8217;istinto narrativo \u00e8 antico in noi quanto il desiderio di conoscenza, \u00e8 un modo privilegiato di attribuire significati. (Smorti, 1994).<br \/>\nLa storia nasce da tutto ci\u00f2 che non \u00e8 &#8220;normale&#8221;, da avvenimenti che si sono in qualche modo distinti dal consueto flusso degli eventi. Il pensiero narrativo ha origine dalle immagini ed \u00e8 quindi per sua natura illogico, inoltre, funziona per analogie; sono proprio quelle somiglianze di contenuti ed emozioni a creare una fusione delle immagini che si susseguono ed a determinare una sequenza; continuamente modificabile.<\/p>\n<p>Secondo un&#8217;altra corrente di pensiero la narrazione sarebbe il risultato della percezione di una sequenza di eventi non casualmente correlati. Tra i sostenitori di questo pensiero ricordiamo Ricoeur e Polster; soprattutto quest&#8217;ultimo indaga l&#8217;analogia tra vita e romanzo, ritenendo tale scoperta terapeutica di per s\u00e9.<\/p>\n<p>La validit\u00e0 terapeutica del narrare risiederebbe proprio nella possibilit\u00e0 di scrivere e riscrivere la propria storia adeguandola alle esperienze vissute; si fonda quindi sulla continua ridefinizione di un&#8217;identit\u00e0; cos\u00ec come un sistema che si auto-organizza, strutturalmente determinato e volto a mantenere la sua unit\u00e0. L&#8217;identit\u00e0, pi\u00f9 che una rappresentazione, pare essere una costruzione che richiede individualizzazione e differenziazione dal mondo. Guidano ritiene che i significati personali attribuiti agli eventi si costruiscano mediante processi di consequenzialit\u00e0 di eventi emotivamente significativi che portano alla visione unitaria di s\u00e9 attraverso la creazione di una storia. Il sentimento di s\u00e9 coincide con la coerenza interna di questa storia a cui protagonista deve in qualche modo adattarsi, imprevisti compresi in quanto parti integranti di ogni vissuto.<br \/>\nQuando un evento non pu\u00f2 essere assimilato ecco che si forma il sintomo psicopatologico: nei nevrotici la causa risiede nella loro organizzazione troppo poco flessibile e rigida; nelle psicosi invece si pu\u00f2 riscontrare una vera e propria rottura nella capacit\u00e0 narrativa. La psicoterapia consente di integrare gli eventi critici mediante continue riorganizzazioni del mondo interno.<\/p>\n<p>La terapia narrativa ricorre spesso ad un&#8217;ottica del costruzionismo sociale che si basa sulla concezione che la realt\u00e0 sia una creazione, un insieme di storie, idee, determinata anche dal linguaggio che attribuisce un diverso valore sociale a seconda dei termini impiegati. Per il terapeuta l&#8217;esercizio della narrativa deve essere un mezzo verso la comprensione della comunicazione: nel raccontare vi \u00e8 una conoscenza che avvalora ci\u00f2 che esiste e facilita la gestione di quanto \u00e8 incerto.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 importante esempio di terapia narrativa si ritrova nel pensiero di Michael White, a sua volta influenzato da Bruner. White inizia la sua carriera come assistente sociale assegnato a dei ragazzi encopretici, nelle cui storie ricerca degli uniques outcomes, dei risultati unici in grado di dare un senso di successo, studiando modalit\u00e0 con cui separare il problema dalla persona. Dopo alcuni tentativi pensa di oggettivare le esperienze personali sotto forma di storie, in quanto tali, riscrivibili dagli autori a proprio piacimento. Gli autori raccontano la propria vita soffermandosi su ci\u00f2 che ritengono particolarmente rappresentativo e significativo. Cos\u00ec facendo White \u00e8 arrivato a costituire un vero e proprio metodo di lavoro che si sviluppa all&#8217;interno di una metafora narrativa.<br \/>\nIl racconto della propria vita non \u00e8 solo descrizione di fatti ma anche strumento di ristrutturazione di presente, passato e futuro. Spesso \u00e8 un\u2019unica storia ad essere dominante, quella che ci raccontano gli altri, a discapito dell&#8217;autenticit\u00e0 della persona. L&#8217;esteriorizzazione e l&#8217;oggettivazione del sintomo contribuiscono alla percezione di un problema che non \u00e8 interno ma che aggredisce dall&#8217;esterno, favorendo l&#8217;incremento di fiducia nelle possibilit\u00e0 di superarlo.<br \/>\nIl terapeuta agisce solo indirettamente attraverso riformulazioni e potenziamento delle risorse individuali. Si pu\u00f2 parlare quindi di White in termini di modalit\u00e0 di pensiero, supportata da una forte energia terapeutica e non esclusivamente di tecnica.<\/p>\n<p>Anche Edelson pare utilizzare con i suoi pazienti un approccio narrativo. Fortemente orientato alla dimostrazione delle evidenze scientifiche dei risultati psicanalitici, ritiene tale modalit\u00e0 utile a favorire il confronto tra la psicanalisi e le altre scienze. Questo per il largo uso di concetti vicini all&#8217;esperienza impiegati anche dai cognitivisti ( ad esempio con i concetti di schema, scritto..), dagli informatici e neurologi, perfino dai ricercatori in psicoterapia (tra gli altri, nella codifica del Core Conflictual Relationship Theme: raffigurazione narrativa del concetto di transfert soggetta a misurazione).<\/p>\n<p>In terapia il paziente racconta o agisce storie: le storie raccontate riguardano quanto viene detto dal paziente mentre quelle agite vanno oltre, si tratta delle drammatizzazioni dei due &#8216;attori&#8217; coinvolti, paziente e terapeuta, ovvero i sentimenti di transfert. Il terapeuta pu\u00f2 cos\u00ec\u2019 restituire al paziente una ipotetica ricostruzione della storia, sostenuta dalle varie parti emerse, attraverso l&#8217;enfatizzazione di somiglianze o di temi prevalenti e tenendo presente le storie raccontate dai sogni.<br \/>\nIl fine ultimo \u00e8 rendere consapevole il paziente dei propri schemi e copioni interni aumentandone il senso di padronanza. Occorre per\u00f2 prestare particolare attenzione : il racconto fornito dal terapeuta deve cercare di concordare e collaborare con quanto vi \u00e8 di vero nella realt\u00e0 vissuta dal paziente.<\/p>\n<p>Uno dei limiti dell\u2019approccio narrativo pare risiede nella mancanza di scientificit\u00e0. Visto che si tratta di storie individuali, le narrazioni che emergono in una seduta non possono avere la pretesa dell&#8217;assoluta verit\u00e0; possono facilitare il cambiamento del singolo ma non sono assolutamente generalizzabili, il valore di tale tecnica si esaurisce all&#8217;interno della coppia terapeutica.<br \/>\nOccorre inoltre tener presente che i pazienti sono altamente suggestionabili, di conseguenza l&#8217;analista stesso pu\u00f2 suggerire ed indirizzare il flusso dei pensieri; allo stesso modo i ricordi infantili, essenziali per la psicoanalisi, sono scarsamente attendibili in quanto \u00e8 stato dimostrato che, col tempo, \u00e8 la memoria stessa a modificarli fisiologicamente (Grunbaum,, 1984). Una realt\u00e0 psichica inconscia, nell&#8217;attimo in cui diventa conscia, \u00e8 trasformata dal presente; allo stesso modo in cui il passato influenza il presente.<br \/>\nConsiderato che non esiste modo di verificare l&#8217;attendibilit\u00e0 di storie ed interpretazioni occorre forse concentrarsi sulla produzione di prospettive diverse e alternative per il paziente che possono essere comunque utili al fine di migliorarne le strategie di adattamento perch\u00e9 forniscono pi\u00f9 schemi di significato e rimandano alla sensazione di comprendere; in ogni caso possono sempre rinforzare l&#8217;alleanza terapeutica.<br \/>\nBisogna infine considerare che anche l&#8217;ascoltatore contribuisce a giustificare la variet\u00e0 di interpretazioni multiple; questo perch\u00e9, se \u00e8 vero che stili simili affrontano contenuti simili, questi possono provocare ascolti differenti caratterizzati dai significati attribuititi agli intenti etici dello stesso lettore, secondo il principio di una &#8220;enfasi narrativa ambigua&#8221;: ognuno legge all&#8217;interno di uno stesso racconto gli aspetti che riconosce meglio e che pi\u00f9 lo caratterizzano da un punto di vista morale.<\/p>\n<p>Guardando alla letteratura , anche in questo caso si pu\u00f2 riconoscere un significato terapeutico della narrazione, incentrato sul linguaggio metaforico e figurato e pi\u00f9 specificatamente sulle key mettaphors che, in via indiretta contribuiscono alla meta-riflessione conseguentemente ad un parallelismo con la propria esperienza, emotivit\u00e0 e capacit\u00e0 di relazione.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, si possono osservare analogie tra linguaggio narrativo e linguaggio onirico: anche nei sogni si creano delle storie, spesso legate ad un aspetto specifico, pi\u00f9 o meno comprensibile; in entrambi i casi si recuperano elementi legati a strutture profonde della personalit\u00e0 e con la narrazione se ne cerca una chiave di lettura.<\/p>\n<p>La Giovampaola suggerisce il ricorso alla narrative therapy analizzandone alcuni aspetti in particolare:<\/p>\n<p>&#8211; Il legame con le emozioni: nel tentativo di scovare processi analoghi tra episodi narrativi ed emozioni, una ricerca del 1996 di Anstadt, Merten, Ullrich e Kraause ha analizzato le espressioni facciali di paziente e terapeuta nel corso della narrazione di uno specifico evento. Come risultato \u00e8 emerso un parallelismo tra emozione e narrazione, a conferma quindi di un probabile rispecchiamento emotivo;<\/p>\n<p>&#8211; narrazione e percezione: voce e canale visivo sono componenti che influenzano il racconto quindi bisogna aver sempre presente che non vi si pu\u00f2 prescinder. Questo significa che la storia autobiografica diventa terapeutica nel momento in cui svela ed evidenzia i processi storici e la rappresentazione che il paziente ha di s\u00e9;<\/p>\n<p>&#8211; la terapeuticit\u00e0 del narrare: nel raccontarsi, nello specifico all&#8217;interno di psicoterapie di gruppo, si vivono sentimenti di condivisione, reciprocit\u00e0 e tolleranza, gi\u00e0 di per s\u00e9 terapeutici. Il terapeuta \u00e8 solo l\u2019ascoltatore, si limita a facilitare gli scambi e le interazione tra i membri del gruppo. Ogni cambiamento individuale \u00e8 agevolato dall&#8217;acquisizione di un punto di vista diverso, in seguito fatto proprio attraverso l\u2019&#8221;osservazione&#8221; della storia attraverso gli occhi del narratore;<\/p>\n<p>&#8211; il terapeuta come narratore: secondo questa ottica lo psicologo rimanda la propria interpretazione al paziente facendo sue alcune storie e\/o metafore, utilizzando quindi il potere magico delle parole. Con una tecnica retorica persuasiva (Erikson ne fa largo uso), ripetizioni e riformulazioni intende portare il paziente ad agire in modo terapeutico per s\u00e9 stesso;<\/p>\n<p>&#8211; la terapeuticit\u00e0 dell&#8217;ascoltare e del leggere: la biblio-terapia , la \u201cterapia dei libri\u201d, consente di valorizzare il potenziale terapeutico che deriva dalla lettura o dall&#8217;ascolto e non pi\u00f9 dal raccontarsi. Grazie ai meccanismi di identificazione con un personaggio si pu\u00f2 pensare di agire come lui, andando a vivere il personaggio, aprendosi al nuovo ed al possibile;<\/p>\n<p>&#8211; la narrazione nell\u2019infanzia: quando si ha a che fare con i bambini, si fa spesso ricorso alla narrativa. Fiabe e racconti consentono ai pi\u00f9 piccoli una pi\u00f9 semplice comprensione dei concetti pi\u00f9 profondi. Inoltre, la stimolazione a costruire e ricostruire storie favorisce un migliore sviluppo cognitivo e da la possibilit\u00e0 di porre domande, di imparare a spiegarsi e riconoscere e quello che prima era sconosciuto;<\/p>\n<p>&#8211; la &#8220;storia di vita&#8221;: raccontare la propria storia pu\u00f2 avviare un processo di trasformazione del S\u00e9. Si basa sul fatto che se racconto c\u2019\u00e8 qualcuno che ha il compito di ascoltare, in seduta \u00e8 lo psicoterapeuta ad avere il ruolo dell\u2019ascoltatore. Inoltre, raccontare una storia in terza persona consente di mettere una sorta di distanza tra s\u00e9 e l\u2019evento quindi di incrementare le libere associazioni. La storia di vita \u00e8 infine ampiamente usata anche a livello relazionale (ad es. nella terapia sistemica familiare) ed anche con anziani e malati, sempre con l&#8217;intento di favorire i sentimenti di condivisione e ridurre la sensazione di solitudine.<\/p>\n<p>&#8211; il superamento di un trauma: spesso l&#8217;approccio narrativo viene impiegato per tentare di far superare esperienze traumatiche, a partire dai vissuti contro-transferali del terapeuta. Con pazienti terminali si pu\u00f2 ricorrere a racconti e\/o lettura degli stessi; questo per far emergere e affrontare i vissuti dolorosi legati alla malattia. Questo metodo favorisce e stimola il pensiero creativo e rafforza i rapporti tra i malati e che si occupa di loro.<\/p>\n<p>LA NARRAZIONE SCRITTA: IL DIARIO<\/p>\n<p>Per concludere, passiamo ad analizzare l\u2019utilit\u00e0 terapeutica della narrazione scritta di s\u00e9, ovvero del diario.<br \/>\nIn molti studi si \u00e8 cercato di indagare il rapporto tra racconto autobiografico e salute individuale per constatarne il potenziale terapeutico.<br \/>\nPennebaker ha rilevato l&#8217;importanza di esternare i vissuti di eventi stressanti; l\u2019autore \u00e8 infatti riuscito a dimostrare l&#8217;efficacia della scrittura come metodo di auto-svelamento mettendovi in relazione miglioramenti nel funzionamento del sistema immunitario. Confrontando gruppi incaricati di scrivere storie di vario tipo ha scoperto che, coloro che avevano il compito di scrivere di episodi traumatici recenti aveva riportato miglioramenti nell\u2019umore e un stato psicofisico migliore rispetto agli altri.<br \/>\nInoltre \u00e8 anche dimostrato anche che scrivere ha effetti positivi su svariate tipologie di persone: carcerati, vittime di reati, donne in attesa del primo figlio e questo vale per culture diverse e per tutte le classi sociali. pare che la scrittura autobiografica rinforzi il sistema immunitario, nello specifico, facilitando la produzione delle cos\u00ec dette cellule T-helper.<br \/>\nIn un altro esperimento Pennebaker ha scoperto che scrivere di traumi immaginari comporta gli stessi benefici, al di l\u00e0 della veridicit\u00e0 della storia.<\/p>\n<p>Esistono alcune ipotesi volte a giustificare l&#8217;efficacia della scrittura nel miglioramento della salute.<br \/>\nQuella che riscuote pi\u00f9 consensi ritiene che il potenziale terapeutico di questa tecnica sia dovuto ad una ristrutturazione di pensieri ed emozioni essenziale ai fini di tradurre gli stati d&#8217;animo in parole.<\/p>\n<p>Ancora una volta \u00e8 Pennebaker ha validare questa teoria. Basandosi sul Linguistic Inquiry and Word Count, (strumento finalizzato a categorizzare parole tra emozioni positive- negative e cause-spiegazioni di eventi) analizza i racconti di traumi. Dai risultati \u00e8 emerso come ai miglioramenti nelle narrazioni corrispondesse una maggiore comparsa di emozioni positive, una riduzione di quelle negative e un incremento di riferimenti a cause e spiegazioni. Le narrazioni, sempre pi\u00f9 elaborate, comportavano una continua ristrutturazione di pensieri ed emozioni acquisendo sempre pi\u00f9 una connotazione positiva rendendo cos\u00ec determinante il lavoro di rielaborazione e ricostruzione.<br \/>\nInfine, occorre mettere in evidenza come la writing cure, oltre ad apportare vantaggi individuali favorendo un cambiamento nella persona, abbia anche un risvolto sociale terreno in quanto la scrittura di per s\u00e9 stimola lettura condivisa e partecipazione.<\/p>\n<p>Per concludere si pu\u00f2 affermare che la scrittura agisce attivamente nell\u2019individuo fino a diventare una vera e propria strategia di coping.<br \/>\nIn psicoterapia occorre per\u00f2 usare cautela, \u00e8 necessario assicurarsi che il paziente sia pronto e preparato a quanto potr\u00e0 emergere dal racconto di una storia, la sua storia. La scrittura espressiva pu\u00f2 aiutare il paziente ad individuare ed analizzare le proprie credenze ed i propri pensieri automatici disfunzionali; solo una volta che si diventa consapevoli si pu\u00f2 scegliere di cambiare.<br \/>\nBIBLIOGRAFIA:<\/p>\n<p>Bruner, J. (1986). Actual minds, Possible Words. Cambridge: Harvard University Press.<\/p>\n<p>Bruner, J. (1988). La mente a pi\u00f9 dimensioni. Roma-Bari: Laterza.<\/p>\n<p>Della Giovampaola, S. (2000). Il contributo scientifico internazionale della Psicologia allo studio della narrazione. Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria, 40, 68-77.<\/p>\n<p>Edelson, M. (1992). Telling and enacting stories in psychoanalysis. In Barron, J.; Eagle, M. &amp; Wolitzky, D. (editors), Interface of Psychoanalysis and Psychology. Washington, D.C.: American Association Press, pp.99-120.<\/p>\n<p>Grunbaum, A. (1984). The Foundations of Psychoanalysis. A Philosophical Critique. Berkley, CA: Univ. Of California. (trad. it.: I fondamenti della psicoanalisi.Milano: Il Saggiatore, 1988).<\/p>\n<p>Pennebaker, J. W. (1999). Tradurre in parole le esperienze traumatiche: implicazioni per l&#8217;abuso infantile e per il mantenimento della salute.Psicologia della salute, 2, 32-48.<\/p>\n<p>Pennebaker, J. W. (2004). Theories, therapies and taxpayers: On the complexities of the espressive writing paradigm. Clinical Psychology: Science and Practice, 11, 138-142.<\/p>\n<p>Polster, I. (1987). Ogni vita merita un romanzo. Roma: Astrolabio.<\/p>\n<p>Ricoeur, P. (1994). La vita: un racconto in cerca di un narratore, in Filosofia e linguaggio. Milano: Guerini e associati.<\/p>\n<p>Smorti, A. (1994). Il pensiero narrativo. Firenze: Giunti.<\/p>\n<p>White, M., &amp; Epston, D. (1989). Literate Means to Therapeutic Ends. Adelaide (Australia): Dulwich Centre Publications.<\/p>\n<p>White, M. (1992). La terapia come narrazione. Roma: Astrolabio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore: Beatrice Maiani &#8220;Non sei fregato veramente finch\u00e9 hai da una parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla&#8221;. 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