{"id":329,"date":"2014-04-24T08:00:58","date_gmt":"2014-04-24T06:00:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicologicalmente.org\/blog\/?p=329"},"modified":"2015-04-03T22:18:02","modified_gmt":"2015-04-03T20:18:02","slug":"role-playing-e-psicodramma-da-dove-nascono-le-tecniche-della-spontaneita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=329","title":{"rendered":"Role-playing e psicodramma: da dove nascono le tecniche della spontaneit\u00e0."},"content":{"rendered":"<p>Autore: <a title=\"Dott.ssa Beatrice Maiani\" href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?page_id=73\" target=\"_blank\"><strong>Beatrice Maiani<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Quando si parla di role playing e psicodramma, si affronta indirettamente il tema del cambiamento: dettato dal recupero di una innata spontaneit\u00e0 e dallo sviluppo di un pensiero creativo conseguente alla sperimentazione diretta di nuovi &#8220;copioni&#8221; di risposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&#8220;Lo psicodramma \u00e8 un modo per cambiare il mondo, qui e ora, usando le fondamentali\u00a0regole dell&#8217;immaginazione&#8221; (Moreno)<\/p>\n<p>Considerata la capacit\u00e0 di queste tecniche di produrre eventi, il loro utilizzo diviene centrale nel momento in cui \u00e8 auspicabile un cambiamento e, considerato che vi \u00e8 sempre gioco di ruoli ogni qual volta c&#8217;\u00e8 interazione tra soggetti, il ricorso all&#8217;uno o all&#8217;altro strumento si adatta a svariate circostanze, luoghi e categorie di persone. Nello specifico, il role playing ad esempio, si dimostra particolarmente indicato al fine di sviluppare un atteggiamento empatico, rendendo il suo impiego comune ed essenziale nei settori dove le abilit\u00e0 relazionali fanno la differenza.<br \/>\nOccorre quindi tenere nella dovuta considerazione il grado di motivazione dei soggetti partecipanti e le dinamiche inerenti alla situazione mantenendo l&#8217;attenzione focalizzata su specifiche tematiche che verranno affrontate: ogni situazione problematica ha infatti diversi gradi di lettura, pi\u00f9 cause e varie interpretazioni. E&#8217; bene aprirsi al possibile cercando allo stesso tempo di controllare il controllabile. Questo perch\u00e9 l&#8217;aspetto che rende role playing e psicodramma particolarmente efficaci si traduce in potenziale destabilizzante, quindi, nel caso di mancato o scarso processo di riparazione e ricostruzione, le conseguenze si potranno dimostrare difficili da gestire e tutt&#8217;altro che positive.<br \/>\nColui che guida l&#8217;azione (terapeuta o formatore) dovrebbe possedere la capacit\u00e0 di problematicizzare e contestualizzare adattando il proprio sapere alle particolarit\u00e0, oltre che alle esigenze, della specifica situazione. Prima dell&#8217;avvio vero e proprio della messa in scena si richiede al paziente (o ad alcuni partecipanti) di assumere, per un tempo limitato, il ruolo di attore che andr\u00e0 ad interagire tra se o con dei collaboratori, secondo un canovaccio precedentemente stabilito; qualora ci fossero altri partecipanti, questi andranno a formare il gruppo degli osservatori, con il compito di porre attenzione sia ai &#8220;contenuti&#8221;, ovvero a tutto ci\u00f2 che emerge dalla rappresentazione, che ai &#8220;processi&#8221; quali le dinamiche che intercorrono tra individui e\/ o ruoli.<\/p>\n<p>Uno degli elementi caratterizzanti \u00e8 l\u2019&#8221;interazione&#8221; diretta e in tempo reale dei partecipanti e questa relazione dinamica tra i soggetti coinvolti \u00e8 una delle vie privilegiate verso l&#8217;apprendimento attivo: che consente di modificare e migliorare competenze sociali e comunicative attraverso una esperienza diretta.<br \/>\nE&#8217; infatti proprio nel vissuto delle esperienze che risiede il potenziale per un apprendimento attivo, quale si ritiene essere quello derivante dal recitare un role playing o uno psicodramma: essenziale \u00e8 il coinvolgimento dei partecipanti per garantire lo stretto rapporto tra conoscenza ed azione. Il concetto alla base \u00e8 riassumibile nel concetto di learning by doing, quell\u2019imparare facendo che mette in risalto il valore dell\u2019azione nell\u2019apprendimento, dello sperimentare. Un tipo di apprendimento non \u00e8 delimitato nel tempo, senza un inizio n\u00e9 una fine stabilita, ma piuttosto \u00e8 un processo che attraversa tutta la vita secondo la prospettiva del long life learning, ovvero dell&#8217;apprendimento continuo.<br \/>\nRole playing e psicodramma fondano il loro valore sul ruolo centrale dell\u2019azione, pertanto strumenti unici nello sviluppo di determinate competenze, nello specifico quelle legate al &#8220;sapere&#8221;,&#8221; saper fare&#8221; e &#8220;saper essere&#8221;. Il sapere \u00e8 legato alla sfera cognitiva e racchiude tutte le conoscenze possedute dal soggetto, \u00e8 quindi una competenza di tipo esclusivamente nozionistico; il saper fare invece \u00e8 legato alla sfera comportamentale, di essenziale importanza al fine di acquisire le capacit\u00e0 per svolgere delle azioni; il saper essere infine riguarda tutta la sfera affettiva ed emotiva, vale a dire che comprende emozioni, bisogni, sentimenti, ci\u00f2 che caratterizza una persona. Queste tre aree, pur essendo distinte l\u2019una dall\u2019altra non si possono separare completamente in quanto un atteggiamento nasce proprio dal loro incontro. Talvolta per\u00f2 tale incontro sfocia in uno scontro e proprio la mancanza di armonia tra questi aspetti pu\u00f2 arrivare a generare un conflitto nel soggetto che si pu\u00f2 superare solo attraverso una modifica di quello stesso atteggiamento magari con un uso consapevole delle tecniche attive.<br \/>\nSe ne deduce quindi il grande potenziale di psicodramma e role playing come agenti di cambiamento, favorito dalla &#8220;simultaneit\u00e0&#8221; di tali tecniche: la capacit\u00e0 di fornire gli &#8220;strumenti&#8221; necessari per intraprendere una forma di apprendimento unita alla possibilit\u00e0 di metterlo in pratica. Nello specifico, sarebbe auspicabile applicare il role playing all&#8217;insegnamento: prendere parte attivamente facilita la memorizzazione ed il conseguente apprendimento permanente; essere coinvolti in una situazione \u00e8 pi\u00f9 piacevole e motivante di una lezione tradizionale. Questo consente inoltre la possibilit\u00e0 di osservare la crescita e i progressi dell&#8217;individuo.<br \/>\nNel role-playing, come nello psicodramma, \u00e8 implicita inoltre una notevole componente di autopersuasione in quanto \u00e8 necessario che i partecipanti ricerchino attivamente, tra le proprie conoscenze, cognizioni che possano essere coerenti con la posizione presa precedentemente, al fine di facilitare la ricerca, nella memoria, di elementi tesi a legittimare il proprio comportamento. Il soggetto \u00e8 sempre alla ricerca di coerenza con s\u00e9 stesso e una discordanza tra vari elementi comporta una attivazione emotiva di disagio (arousal) che spinge verso la risoluzione del contrasto, questo mediante modifica dell\u2019elemento pi\u00f9 debole, che pu\u00f2 consistere indifferentemente nell\u2019atteggiamento, nell\u2019azione o nella cognizione ambientale. In alternativa si pu\u00f2 intraprendere la ricerca di nuove informazioni cognitive a sostegno di uno degli elementi presenti in modo tale da consentire una riduzione della dissonanza. Per il comportamento vale lo stesso meccanismo, una volta che \u00e8 stato messo in atto non \u00e8 pi\u00f9 modificabile e necessariamente occorre cambiare l\u2019atteggiamento sottostante.<br \/>\nNel corso della simulazione il soggetto recita una parte insolita per lui, apparentemente senza un valido motivo; generando una sensazione di dissonanza a cui occorre porre rimedio attraverso la modifica dell\u2019atteggiamento in direzione del comportamento adottato. I cambiamenti indotti dalla dissonanza cognitiva si sono dimostrati tra i pi\u00f9 forti e resistenti nel tempo.<br \/>\nUn fattore che esercita una notevole influenza sulla dissonanza cognitiva \u00e8 il &#8220;sentimento di impegno&#8221; percepito dal soggetto: quanto maggiore sar\u00e0 l&#8217;impegno investito nel comportamento incoerente, tanto maggiore sar\u00e0 la motivazione nel modificare l&#8217;atteggiamento sottostante. Inoltre, affinch\u00e8 tale disagio venga percepito occorre che il comportamento contro-attitudinale messo in atto generi spiacevoli conseguenze di cui il soggetto si deve sentire responsabile sicuro di aver agito seguendo una libera scelta.<\/p>\n<p>Secondo la &#8220;teoria dell&#8217;autopercezione&#8221; di Bem gli individui non hanno accesso diretto ai propri stati interiori e possono riconoscerli solo mediante un aiuto proveniente dall\u2019esterno. Pertanto, si ipotizza che il proprio atteggiamento si possa inferire solamente attraverso l\u2019osservazione del comportamento agito, seguendo lo stesso procedimento che si mette in moto nel momento in cui si intraprende una valutazione dell\u2019altro. Da ci\u00f2 deriva che l\u2019eventuale modifica dell\u2019atteggiamento non sarebbe la conseguenza di una pressione motivazionale, n\u00e9 tanto meno di una rielaborazione cognitiva cosciente ma piuttosto avrebbe luogo da un processo passivo di attribuzione del S\u00e9.<\/p>\n<p>L\u2019elemento che consentire di distinguere gli effetti ottenuti attraverso l\u2019uno o l\u2019altro processo di modifica comportamentale consiste nella presenza o meno di arousal, di quella attivazione che \u00e8 presente nella condizione di dissonanza ma che manca nell\u2019autopercezione.<br \/>\nEntrambe le teorie citate sono valide e per alcuni aspetti complementari, in quanto entrambe prendono in considerazione l\u2019importanza dei fattori ambientali e personali ed entrambe possono essere ritenute corrette. E&#8217; stato infatti dimostrato che, nel caso in cui la posizione presa sia nettamente in contrasto con l\u2019atteggiamento personale, insorge la tensione emozionale ed il cambiamento che si ottiene segue il percorso stabilito dalla teoria della dissonanza. Qualora il comportamento non fosse completamente inaccettabile \u00e8 l\u2019autopercezione a guidare il meccanismo di modifica.<\/p>\n<p>Tra i primi studiosi a riconoscere il potenziale dell\u2019esperienza ed a investigarne gli effetti c\u2019\u00e8 sicuramente Kurt Lewin. La sua ipotesi \u00e8 quella di un rapporto biunivoco, o meglio circolare, tra teoria e prassi: il sapere deve nascere dalla pratica e ad essa ritornare. Una ricerca, per essere considerata tale deve trattarsi di &#8220;ricerca-azione&#8221;: non \u00e8 sufficiente osservare, \u00e8 necessario che lo psicologo si faccia agente di cambiamento e lo favorisca, solo in questa maniera potr\u00e0 riuscire ad attribuire ad ogni effetto la sua effettiva causa. Fu dall&#8217;istituzione e dalla formalizzazione del T-Group (training group: incontri di riflessione autocentrati sul gruppo) che si comincia ad analizzare il gruppo come soggetto ed oggetto stesso dell\u2019apprendimento e di conseguenza del cambiamento. Dopo Lewin si sono moltiplicate le ricerche pratiche, le tecniche ed i setting orientate verso un tipo di apprendimento hic et nunc, ovvero legate alla sperimentazione diretta.<\/p>\n<p>Numerose sono le teorie che in seguito, ed in tempi diversi hanno apportato ulteriori contributi, determinanti alla nascita e allo sviluppo di questa tipologia di tecniche (in particolare al role playing).<br \/>\nAd esempio, una tra le prime teorie a porre l&#8217;accento in modo specifico sugli effetti dei comportamenti messi in atto \u00e8 quella dell&#8221;Interazionismo simbolico&#8221; (1934) nella quale Mead evidenzia, in particolare, il concetto di intenzionalit\u00e0. Il presupposto alla base di tale teoria \u00e8 che l\u2019uomo si distingua dagli animali per l\u2019infinit\u00e0 di significati simbolici che \u00e8 in grado di apprendere e di immagazzinare vedendo s\u00e9 stesso attraverso gli occhi degli altri, pertanto la reazione conseguente non \u00e8 la sola risposta alle azioni dell\u2019altro uomo ma anche alle sue intenzioni, decodificate in base ad esperienze passate che agiscono come riferimento per quelle future. Ne consegue che per poter ottenere una reazione ad uno stimolo complesso \u00e8 necessario imparare ad interpretarlo attribuendogli un significato, trasformandolo quindi in un simbolo. Le parole sono simboli condivisi, di conseguenza la comunicazione diventa interazione simbolica. Da questo processo, secondo tale teoria, si riesce a distinguere un &#8220;Mondo esterno&#8221;, fatto di simboli, da una &#8220;Mente&#8221;, che rappresenta il pensiero, e da un &#8220;S\u00e9&#8221;, che consiste nella capacit\u00e0 di comprendere e produrre stimoli oltre che di assumere atteggiamenti altrui. Il S\u00e9 nasce mediante l\u2019esperienza sociale ed \u00e8 composto da &#8220;Io&#8221; e &#8220;Me&#8221;; l\u2019Io \u00e8 l\u2019aspetto creativo del S\u00e9, unico, non codificato e non prevedibile, al contrario, il Me \u00e8 un insieme di ruoli e attitudini dati dall\u2019ambiente e dalla visione che gli altri hanno di noi; tra questi due aspetti possono nascere dei contrasti. Le azioni sono il risultato dell\u2019interazione dei vari Me sociali con l\u2019Io originale.<\/p>\n<p>Al contrario la &#8220;prospettiva antropologica&#8221; di Linton (1936) si \u00e8 interessata ai valori comuni che definiscono i ruoli, fornendo una fondamentale differenziazione tra i concetti di &#8220;status&#8221; e &#8220;ruolo&#8221;: al primo si riconosce una dimensione essenzialmente statica in quanto si limita a racchiudere tutti i diritti e doveri impliciti ad una data posizione sociale; mentre il riferimento al ruolo riguarda l\u2019aspetto dinamico di quella stessa posizione, si assume un ruolo ogni qual volta si viene in contatto con l&#8217;altro e questo \u00e8 influenzato da aspettative reciproche. Raramente status e ruolo coincidono, una distinzione tra i due aspetti favorisce una societ\u00e0 stabile ed organizzata consentendo all\u2019individuo di mantenere una certa libert\u00e0.<\/p>\n<p>La &#8220;prospettiva antropologica&#8221; presenta delle similitudini con l'&#8221;interazionismo simbolico&#8221; nel riconoscimento dell&#8217;importanza dell&#8217;intenzionalit\u00e0 e delle aspettative nell&#8217;orientare il comportamento.<br \/>\nParsons (1951), uno dei maggiori esponenti del &#8220;funzionalismo&#8221; afferma che il sistema sociale consiste in ci\u00f2 che accomuna i vari ambiti delle scienze sociali e comprende a sua volta altri due sistemi, ovvero quello di personalit\u00e0 dell\u2019attore e quello del sistema culturale. Tra tali sistemi si verificano inevitabilmente degli scambi. Ognuno si crea delle aspettative sul comportamento altrui essendo contemporaneamente oggetto di quelle degli altri. Alcuni valori del sistema sociale divengono ruoli nel momento in cui vengono istituzionalizzati. Tale sistema sociale risulta avere origine dall\u2019interazione tra ruolo, azione e attore; si rende quindi necessario che le componenti fondamentali della cultura e dei ruoli vengano interiorizzate ed il luogo primario per la formazione di questo processo \u00e8 proprio la famiglia. L&#8217;interazione \u00e8 e rimane la condizione essenziale per l\u2019analisi dei ruoli.<br \/>\nTale teoria integra le precedenti ponendo in rilievo un ulteriore aspetto, fondamentale nell&#8217;interazione sociale, ovvero quello dell&#8217;interiorizzazione.<\/p>\n<p>Inoltre occorre citare Goffmann (1959) che attraverso una &#8220;analisi drammaturgica&#8221; rileva che ogni individuo \u00e8 potenzialmente in grado di rendere a s\u00e8 favorevoli le situazioni esterne mediante un \u2018approccio teatrale\u2019. Le situazioni sociali diventano dei drammi in cui gli attori recitano con il contributo di appositi scenari allo scopo di suscitare nell&#8217;altro delle impressioni ben precise. L\u2019individuo gestisce la sua vita quotidiana come se fosse una rappresentazione, impersona un ruolo per incontrare il consenso esterno rimanendo col tempo intrappolato nel personaggio che si \u00e8 costruito. Il Self \u00e8 qui inteso come una creazione artificiale che agisce in modo circoscritto per consentire all&#8217;individuo di destreggiarsi in ogni situazione nella maniera pi\u00f9 favorevole possibile per lui.<br \/>\nAll&#8217;interno di questa breve rassegna occorre far cenno anche alla &#8220;teoria dello scambio&#8221;, delineata da Homans nei primi anni sessanta. L&#8217;assunto di base \u00e8 che agire sulla scena sociale significa relazionarsi con gli altri. Tra i soggetti coinvolti entra in gioco una dinamica che alterna dare e avere, costi e benefici, il cui fine ultimo \u00e8 quello di creare e mantenere dei rapporti con gli altri che si rivelino pi\u00f9 sereni e solidi possibile. Per far questo per\u00f2 spesso si \u00e8 costretti ad accettare dei compromessi.<\/p>\n<p>Un comportamento attuale \u00e8 il prodotto degli esiti che quello stesso comportamento ha generato in passato, in un continuo rapporto di scambio ed in base a tale affermazione Homans ha delineato quattro principi cardine per questo meccanismo:<br \/>\n\u2022 pi\u00f9 un comportamento \u00e8 rinforzato positivamente, maggiore \u00e8 la probabilit\u00e0 che questo si ripresenti;<br \/>\n\u2022 se uno stimolo \u00e8 stato collegato ad un comportamento ricompensato; probabilmente quel comportamento verr\u00e0 ripetuto in presenza di tale stimolo;<br \/>\n\u2022 la probabilit\u00e0 di mettere in atto un comportamento rinforzato positivamente \u00e8 in rapporto diretto con la consistenza del rinforzo stesso;<br \/>\n\u2022 quanto pi\u00f9 spesso \u00e8 stata ottenuta una ricompensa in breve tempo, quanto meno valore verr\u00e0 attribuito alle successive.<\/p>\n<p>In ogni caso, il primo che veramente ha tradotto la teoria in pratica, fu Jacob Levi Moreno, che fond\u00f2 a Vienna, nel 1921 il &#8220;teatro della spontaneit\u00e0&#8221;: un forma d&#8217;arte in cui non si fanno mai prove, si lascia libero spazio alla creativit\u00e0 e all&#8217;improvvisazione, non esiste un copione predefinito e non ci sono veri attori ma soltanto spettatori a cui viene chiesto di rappresentare eventi banali accaduti nel corso della giornata. Non \u00e8 ammessa la passivit\u00e0 neppure al pubblico che diventa quindi partecipante. Fu proprio dall&#8217;analisi di questa particolare forma di rappresentazione che Moreno intu\u00ec l&#8217;aspetto terapeutico-catartico del teatro, sia per l&#8217;attore che per i partecipanti.<br \/>\nQuesta scoperta ha contribuito, negli anni che seguirono (quando Moreno ormai era gi\u00e0 emigrato negli Stati Uniti), al progressivo perfezionamento delle sue teorizzazioni fino a sancire la nascita del cosiddetto psicodramma moreniano, dal quale, a sua volta, un ulteriore filone di ricerche e tecniche ha portato all&#8217;ideazione del role playing.<\/p>\n<p>Lo studioso scorse il valore liberatorio e catartico di rivivere drammaticamente una situazione del passato vissuta in modo problematico dal paziente, al quale, attraverso l\u2019uso dello psicodramma, \u00e8 richiesto un confronto con uno o altri soggetti che agiscono come antagonisti; successivamente sar\u00e0 lo stesso protagonista a recitare il ruolo dell&#8217;antagonista. Questo perch\u00e9, come attori, ci si pu\u00f2 calare nei panni di un altro, riuscendo cos\u00ec ad accostarsi al suo vissuto; sperimentandone sentimenti ed emozioni risulta pi\u00f9 facile quanto meno comprenderne il punto di vista. L&#8217;obiettivo \u00e8 inoltre far emergere stati d&#8217;animo e farli rivivere attraverso la recitazione di atteggiamenti o comportamenti altrimenti passibili di essere falsati, nascosti o censurati. Considerato che la scena si svolge generalmente davanti a degli osservatori, di seguito alla rappresentazione viene intrapresa una discussione collettiva durante la quale ognuno \u00e8 invitato a fornire una sua personale interpretazione di quanto ha osservato o esperito nel corso di tale simulazione.<\/p>\n<p>Analogamente, il role playing mette in scena comportamenti di ruolo ma ci\u00f2 nonostante pu\u00f2 far emergere aspetti intrinseci e personali dell&#8217;individuo che per\u00f2, per un suo corretto svolgimento, non andranno approfonditi in luogo ma eventualmente in separata sede. Il role playing affronta infatti contemporaneamente modi comportamentali individuali e modelli sociali, \u00e8 un concetto che mette in relazione individuo e gruppo, storia personale del singolo individuo e storia culturale: agire sulla scena sociale significa necessariamente relazionarsi con gli altri. Ci\u00f2 che dovrebbe essere sempre ben presente durante tutta la durata del role playing \u00e8 la componente ludico del recitare una parte. I formatori devono sempre mantenere e sottolineare l\u2019ottica del gioco, al fine di realizzare &#8220;qualcosa di significativo senza dargli in apparenza troppa importanza&#8221;.<br \/>\nUno dei maggiori vantaggi del role playing proprio la possibilit\u00e0 di affrontare, in simulata, una situazione realistica, potenzialmente ansiogena, mantenendo la consapevolezza della finzione, con la conseguente flessibilit\u00e0 e apertura al possibile determinata da un contesto protetto. Allo stesso tempo, la mancanza stessa di una certa strutturalit\u00e0, pu\u00f2 essere un limite all\u2019efficacia dello strumento, soprattutto se chi conduce non \u00e8 sufficientemente esperto e preparato nella gestione di dinamiche spesso complesse ed impreviste.<\/p>\n<p>Considerando che il confine tra il role playing e lo psicodramma pu\u00f2 non apparire ben definito, visto che le due tecniche si dislocano lungo uno stesso continuum, onde evitare possibili ed inevitabili sovrapposizioni pu\u00f2 dimostrarsi utile una distinzione pi\u00f9 accurata tra le due tecniche, mettendole a confronto.<br \/>\nAlcuni autori sostengono che uno degli aspetti che contraddistingue entrambi questi strumenti, sia legata alla modalit\u00e0 di espressione, ovvero il teatro e la sua creativit\u00e0: si ricorre alla drammatizzazione di una situazione critica in un contesto protetto per far emergere, comprendere e quindi superare le cause di eventuali problematiche del soggetto che tende a reagire nel modo pi\u00f9 spontaneo a situazioni veritiere, manifestando aspetti di s\u00e9 non pienamente consapevoli, oltre che manifestare abilit\u00e0 di problem solving fino a quel momento latenti. Le modalit\u00e0 d&#8217;impiego di tali strumenti richiedono quindi una buona dose di flessibilit\u00e0 affinch\u00e9 l&#8217;esito possa considerarsi positivo.<br \/>\nUn ulteriore aspetto che lega questi strumenti si pu\u00f2 identificare con la necessaria presenza di una figura, un professionista competente che, non solo prepara, dirige ed esamina tutto il processo, ma soprattutto che agisce in qualit\u00e0 di &#8220;contenitore&#8221;; a cui solitamente si affiancano dei collaboratori che spesso prendono parte alla messa in scena, il pi\u00f9 delle volte assumendo come antagonisti.<br \/>\nInfine, sia il role playing che lo psicodramma, ai fini di un corretto svolgimento dell&#8217;azione e di risultati efficaci necessitano di specifici accorgimenti, nonch\u00e8 di una attenta progettazione, in relazione al potenziale della tecnica.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le differenze pi\u00f9 evidenti tra le due tecniche, la prima \u00e8 individuabile negli obiettivi: lo psicodramma \u00e8 agito per risolvere un conflitto psichico individuale, quindi lo scopo primario \u00e8 terapeutico mentre il role-play, che prevede la messa in scena di ruoli sociali e\/o organizzativi, si propone di migliorare o potenziare alcune specifiche capacit\u00e0 dell&#8217;individuo, in particolar modo quelle di tipo relazionale. L&#8217;obiettivo di inscenare una rappresentazione \u00e8 quindi, in questo contesto, essenzialmente l&#8217;apprendimento, principalmente ma non esclusivamente a scopo formativo. Pertanto e conseguentemente, differisce l&#8217;oggetto di analisi: il destinatario del processo messo in atto che si esprime nell\u2019individualit\u00e0 all&#8217;interno dello psicodramma classico e nella collettivit\u00e0, con tutti i suoi ruoli ed i rapporti tra essi, nella tecnica del role-play.<br \/>\nCi\u00f2 che differenzia i due strumenti \u00e8 legato quindi alla natura del contratto stipulato con i partecipanti: nello psicodramma il soggetto \u00e8 consapevole di trovarsi in un contesto finalizzato alla terapia ed intraprende volontariamente un percorso finalizzato alla guarigione, mentre considerato che nel role playing l&#8217;unico scopo \u00e8 quello di acquisire conoscenze, il soggetto si sente meno coinvolto personalmente. Questo comporta, sempre ai fini di un corretto svolgimento ed interpretazione dell&#8217;intero processo, la necessit\u00e0 di tenere in adeguata considerazione le diverse implicazioni conseguenti agli stati d&#8217;animo cos\u00ec come vengono vissuti dai partecipanti.<br \/>\nSempre in funzione del contratto terapeutico si affronta la discussione che segue la messa in scena, nello psicodramma generalmente si andr\u00e0 a cercare le motivazioni personali di un comportamento, nel role playing, fermo restando lo scopo formativo o valutativo, ci si limita ad indagare le interazioni tra ruoli, le dinamiche sociali, ed \u00e8 anzi sconsigliabile scendere nell&#8217;esame del particolare.<br \/>\nDifferiscono quindi gli ambiti di utilizzo: principalmente legato alla formazione, in quanto tecnica in grado di favorire l&#8217;acquisizione di abilit\u00e0 relazionali (in particolare, all&#8217;interno di un contesto gruppale, rafforzando l&#8217;appartenenza al gruppo stesso e facilitando la collaborazione tra i partecipanti) il role playing, oltre che valido supporto per la diagnosi e la valutazione, soprattutto quando viene lasciato largo spazio all&#8217;improvvisazione dei partecipanti; orientato prevalentemente alla &#8220;terapia&#8221; lo psicodramma, che consente di portare alla luce svariati e profondi aspetti legati alla personalit\u00e0, consapevoli al soggetto stesso nel momento in cui vengono agiti, verso una reale conoscenza di S\u00e9; allo stesso modo \u00e8 valutato il &#8220;processo&#8221;, caratterizzato dalle dinamiche e dalle relazioni interpersonali vissute durante la rappresentazione, simili a quelle esperite nella vita reale.<\/p>\n<p>I pregi comuni alle tecniche della spontaneit\u00e0 si possono quindi riassumere in flessibilit\u00e0, andamento dinamico, con conseguente sviluppo delle capacit\u00e0 immaginative e possibilit\u00e0 di feedback immediati sia durante che dopo la recitazione (questi agevolano il processo di modifica degli atteggiamenti e comportamenti dimostrandosi riscontro pratico di rinforzo per le risposte adattive ed inibitorie, al contempo, di quelle errate.<br \/>\nProprio la flessibilit\u00e0 per\u00f2 pu\u00f2 essere causa di problemi per i partecipanti, soprattutto per quanto riguarda la capacit\u00e0 di immedesimazione, non di facile accesso per tutti; se la preparazione non \u00e8 stata adeguata possono insorgere nei soggetti sentimenti di disagio sul sentirsi osservati e sui giudizi altrui.<br \/>\nIl rischio \u00e8 che tali tecniche possano quindi essere vissute come intrusive dai partecipanti pregiudicando l&#8217;attendibilit\u00e0 dei risultati.<\/p>\n<p>In sintesi le caratteristiche delle tecniche della spontaneit\u00e0 che agiscono alla base di ogni processo di cambiamento sono: l&#8217;opportunit\u00e0 di una facile acquisizione di conoscenze abilit\u00e0 ed atteggiamenti attraverso la pratica; esposizione i partecipanti ad un apprendimento di concetti complessi in maniera semplice; accelera il processo di apprendimento e l&#8217;acquisizione di abilit\u00e0; legame tra teoria e azione in modo pratico; possibilit\u00e0 di sperimentare nuovi tipi di comportamenti che si mantengono nel tempo; sviluppo di una elaborazione del pensiero, autoriflessione e autoscoperta di concetti, capacit\u00e0 ed atteggiamenti; modifica di stereotipi e pregiudizi precedenti attraverso l&#8217;assunzione di ruoli diversi e la ricezione di feeback immediati. quando si invitano le persone ad assumere un ruolo esse fanno proprio il comportamento del personaggio interpretato apprendendo necessariamente qualcosa sulla persona o sulla situazione. Attraverso la recitazione si pu\u00f2 modificare atteggiamenti e comportamenti, far sperimentare nuovi modi per affrontare le situazioni e consentire di vivere esperienze emotive inaspettate; questo perch\u00e8 si instaura un &#8220;ponte&#8221; tra parole ed azioni all&#8217;interno di un contesto protetto, stimolando un insight in una situazione complessa, oltre che intensificando relazioni tra individui.<\/p>\n<p>Naturalmente componente indispensabile ai fini di ottenere esiti significativamente positivi \u00e8 individuabile nell&#8217;interesse e nella motivazione dei partecipanti. E&#8217; responsabilit\u00e0 di chi dirige trasmettere l&#8217;entusiasmo necessario e la convinzione sufficiente a consentire nei partecipanti seriet\u00e0 nell&#8217;assunzione del ruolo, caratterizzata da interiorizzazione del personaggio, sempre tenendo nella dovuta considerazione i diversi stili di apprendimento dei soggetti coinvolti conseguentemente ad una attenta pianificazione inerente agli specifici obiettivi da raggiungere. Pi\u00f9 volte \u00e8 stata dimostrata l&#8217;importanza di una adeguata esperienza e preparazione del direttore, in caso contrario si vanifica il potenziale dello strumento e dell&#8217;improvvisazione rischiando piuttosto di avviare una serie di dinamiche impreviste che allontanano dall&#8217;obiettivo.<\/p>\n<p>Detto questo, le ricerche volte ad indagare nello specifico le capacit\u00e0 di role playing e psicodramma come strumento di cambiamento di atteggiamenti sono piuttosto limitate e potrebbe essere un aspetto interessante da approfondire, anche cercando di individuare le condizioni che possono agevolare o inibire tale processo, allo scopo di ricavare dati generalizzabili.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 concludere che, tutte le tecniche della &#8220;spontaneit\u00e0&#8221; sono veri e propri &#8220;giochi di specchi&#8221; mediante i quali \u00e8 possibile conosce s\u00e9 stessi tramite l\u2019altro e nell&#8217;altro, oltre ad un palcoscenico di prova per l\u2019apprendimento di nuovi e pi\u00f9 vantaggiosi comportamenti; l&#8217;importante \u00e8 essere spinti dalla motivazione di apprendere qualcosa di s\u00e9 e\/o dell&#8217;altro, determinante \u00e8 la voglia di mettersi &#8220;in gioco&#8221;.<\/p>\n<p>Bem, D. J. (1972). Self-Perception Theory. In L. Berkowitz (Ed). Advances in Experimental Social Psychology, 6, 1-62.<\/p>\n<p>Boccola, F. (2004). Il Role Playing. Roma: Carocci Faber.<\/p>\n<p>Capranico, S. (1997). Role Playing. Milano: R. Cortina.<\/p>\n<p>Festinger, L. (1957). A theory of cognitive dissonance. Evanstone: Row, Peterson.<\/p>\n<p>Goffman, E. (1959). La vita quotidiana come rappresentazione. Bologna 1969 : Il Mulino<\/p>\n<p>Homans, G. C. (1975). Le forme elementari del comportamento sociale. Milano: Franco Angeli.<\/p>\n<p>Lewin, K. (1947). Group Decision and Social Change. Newcomb &amp; Hartley<\/p>\n<p>Linton, R. (1936). Lo studio dell&#8217;uomo. Bologna : Il Mulino.<\/p>\n<p>Mead, G. H. (1934). Mente, s\u00e9 e societ\u00e0. Firenze 1966: Giunti Barbera<\/p>\n<p>Moreno, J. L. (1947). Il teatro della spontaneit\u00e0. Firenze, 1980: Guaraldi.<\/p>\n<p>Parsons, T. (1951). Il sistema sociale. Milano, 1965: Edizioni di comunit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore: Beatrice Maiani Quando si parla di role playing e psicodramma, si affronta indirettamente il tema del cambiamento: dettato dal recupero di una innata spontaneit\u00e0 e dallo sviluppo di un pensiero creativo conseguente alla sperimentazione diretta di nuovi &#8220;copioni&#8221; di &hellip; <a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=329\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-329","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/329","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=329"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/329\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":963,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/329\/revisions\/963"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=329"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=329"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=329"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}