{"id":819,"date":"2015-02-24T12:26:40","date_gmt":"2015-02-24T11:26:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=819"},"modified":"2015-04-22T00:49:11","modified_gmt":"2015-04-21T22:49:11","slug":"lapporto-di-bion-alla-psicologia-di-comunita-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=819","title":{"rendered":"L&#8217;apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Per rendere pi\u00f9 agevole la lettura, questo scritto \u00e8 stato suddiviso in cinque parti. Auguriamo una buona lettura&#8221;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Autore: <a href=\"http:\/\/www.gentile.altervista.org\" target=\"_blank\"><strong>Dott. Nicola Gentile<\/strong><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa parte verranno affrontate le origini dell\u2019approccio di comunit\u00e0 che hanno in qualche modo convogliato la psicoterapia da una visione individuale ad una visione di gruppo.<br \/>\nPerch\u00e9 se \u00e8 vero che la psicologia sociale gi\u00e0 studiava i gruppi , la psicoterapia, che in quegli anni corrispondeva in gran parte con la psicoanalisi, si occupava per di pi\u00f9 di singoli individui .<br \/>\nIn qualche senso, ricordando le iniziali esperienze di Trigant Burrow e poi l\u2019approccio di Moreno e del suo psicodramma, che partiva dal teatro, gli unici approcci psicologici che hanno varcato la soglia del gruppo sono stati quello sistemico \u2013 relazionale, con le famiglie, e quello della gruppo analisi, soprattutto da Bion in poi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Origini storiche della comunit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella che oggi possiamo definire \u201ccomunit\u00e0\u201d in realt\u00e0 \u00e8 quella che Aldo Lombardo (Lombardo, 2004) chiama comunit\u00e0 terapeutica di seconda generazione.<br \/>\nDi fatto le comunit\u00e0 esistevano anche in epoca Egizia, ma il momento storico in cui le comunit\u00e0 hanno incominciato ad essere usate per la riabilitazione psichiatrica, e quindi per la cura, \u00e8 il 1796 con la comunit\u00e0 fondata da William Tuke a York in Gran Bretagna. Questo tipo di comunit\u00e0 era definito \u201cmoral treatment\u201d che come spiega Lombardo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Era un \u201ctrattamento attraverso le emozioni sul morale\u201d e non un \u201ctrattamento che si appellava a standard morali\u201d&#8221; (Ivi, p. 20)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo metodo faceva riferimento al metodo del prof. Pinel il quale in Francia pi\u00f9 o meno nello stesso periodo si era portato in campagna 53 pazienti liberati dalla Prigione Salpetrier, dopo la rivoluzione francese e con lavoro manuale rigoroso e disciplinato, un atteggiamento paternalistico da medico, rafforzato anche dal suo ruolo, riusc\u00ec ad ottenere buoni risultati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito altri studiosi come Emile Durkheim in Inghilterra, e Sullivan in Usa, hanno lavorato a questo approccio. Quest\u2019ultimo, in particolare, giungendo ad un modello terapeutico denominato poi Milieu Therapy, che si traduce come terapia d\u2019ambiente.<br \/>\nInfatti, Sullivan nel 1931 pubblica uno studio su un trattamento socio psichiatrico nel quale il trattamento include anche lo staff medico e gli altri pazienti.<br \/>\nLo stravolgimento di alcuni concetti, come per esempio il fatto di avere strutture con gruppi piccoli di pazienti fuori dalle grandi citt\u00e0, hanno portato alla nascita gi\u00e0 dal 1890 di strutture come i manicomi, i quali rispondevano meglio alle esigenze di riempire queste strutture di pi\u00f9 pazienti possibili, anche fino a 2000 unit\u00e0, ingigantendo sempre di pi\u00f9 strutture nate per essere piccole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno agli anni \u201940 con le esperienze dell\u2019ospedale di Mill Hill, e in contemporanea quello di Northfield si ha il passaggio dalla comunit\u00e0 terapeutica di prima generazione in cui la politica era legata all\u2019assistenza, per cui i pazienti erano seguiti come in strutture ospedaliere, alla comunit\u00e0 terapeutica di seconda generazione in cui vi era una politica dell\u2019autonomizzazione dei pazienti psichiatrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019esperimento di Northfield.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Northfield-e1424123295901.jpg\" rel=\"lightbox[819]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-825\" src=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Northfield-200x300.jpg\" alt=\"Northfield\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/a>L\u2019esperimento di Northfield consiste in una sperimentazione che Bion ed i suoi collaboratori fecero nella struttura psichiatrica in cui operavano come medici militari.<br \/>\nL\u2019esperimento, come lo chiama lo stesso Bion, viene descritto nelle sue dinamiche nel testo dello stesso autore in cui parla delle sue esperienze nei gruppi (Bion, 1961).<br \/>\nDal lavoro sui gruppi emerge quella che \u00e8 una delle osservazioni salienti dell\u2019autore e cio\u00e8:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Un risultato interessante dell\u2019accresciuta familiarit\u00e0 con questo dilemma \u00e8 la dimostrazione che non esiste la possibilit\u00e0 nel gruppo che un individuo possa \u201cnon far niente\u201d, nemmeno non facendo niente. Siamo quindi di nuovo arrivati a confermare, da un diverso punto di vista, il nostro sospetto che tutti i membri di un gruppo siano, senza eccezione, responsabili del comportamento del gruppo.&#8221; (Ivi, p. 126)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Descrizione dell\u2019esperimento si ha anche nel testo di Lombardo (Lombardo, 2004) in cui egli riferisce come questo tipo di lavoro fosse nato da un altro modo di gestire i gruppi denominato \u201cleaderless group\u201d, cio\u00e8 gruppo senza leader.<br \/>\nL\u2019aspetto interessante di questo tipo di gruppi dal mio punto di vista \u00e8 che, nonostante questi gruppi venissero fatti per scegliere ufficiali dell\u2019esercito in grado di portare a termine un compito sotto stress senza perdere contatto con la propria squadra, in realt\u00e0 erano dei momenti in cui un individuo era costretto ad affrontare il proprio nemico interno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per far comprendere meglio quello che sto dicendo, e riportando il tutto sul piano del singolo individuo, si pu\u00f2 far l\u2019esempio di un \u201csoldato\u201d su un campo di battaglia, a cui sono morti tutti i compagni intorno, non ha alcun riferimento, ma allo stesso tempo si trova sotto un bombardamento del nemico. A questo punto cosa fa? Sceglie di proseguire avanti? Sceglie di rimanere dove \u00e8? Sceglie di scappare e tornare indietro? Quale di queste tre possibilit\u00e0 pu\u00f2 salvargli la vita?<br \/>\nNon sappiamo quale sia la scelta giusta e potenzialmente tutte e tre le soluzioni possono essere letali o salvifiche. Quindi la scelta che il soggetto far\u00e0 sar\u00e0 legata solo a come \u00e8 lui, a quali sono i suoi valori, le sue paure, insomma in poche parole la sua struttura di personalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo di Bion in realt\u00e0 sar\u00e0 quello di far s\u00ec che non sia lui a gestire le situazioni di conflitto, sia nel reparto di psichiatria che poi nelle situazioni gruppali, ma che sia il gruppo ad elaborare in modo responsabile delle soluzioni.<br \/>\nSu questo punto, inoltre, Bion in una nota (Bion, 1961) esprime una lamentela sul fatto che la sua tecnica di gestire i gruppi non fosse diretta erede del \u201cgruppo senza capo\u201d mentre derivava pi\u00f9 dall\u2019esperimento di Northfield che a sua volta aveva utilizzato come spunto questa tipologia di gruppi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando al precedente esempio il soggetto senza nessuno che gli dica cosa fare si trova di fronte all\u2019assunzione di responsabilit\u00e0, ed \u00e8 lui che sceglie cosa e meglio per lui.<br \/>\nOvviamente tutto questo lo riferisco al soggetto che \u00e8 dentro un gruppo, e quindi a lui che da singolo affronta i conflitti che nascono nel gruppo e trae spunto dalle soluzioni che il gruppo trova.<br \/>\nBion in verit\u00e0 utilizzava il gruppo nel suo insieme senza riferirsi ad un individuo in particolare. Questi argomenti, comunque verranno affrontati pi\u00f9 avanti quando si parler\u00e0 del funzionamento terapeutico del gruppo sull\u2019individuo.<br \/>\nL\u2019aspetto interessante sulla gestione del conflitto \u00e8 come Foulkes, di cui parler\u00f2 pi\u00f9 avanti, a differenza di Bion vede la tensione come ostacolo e non come elemento naturale da far emergere per lavorarci sopra.<br \/>\nGiovanni Foresti e Marta Vigorelli (Foresti &amp; Vigorelli, 2012) dal canto loro descrivono tale esperimento come una esperienza che:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Per diverse ragioni, infatti, essa continua a essere oggetto di interesse e di studio ancora oggi e la spiegazione del successo della formula citata \u00e8 probabilmente da cercare in una vicenda istituzionale che \u00e8 insieme scientificamente istruttiva e politicamente imbarazzante&#8221; (Ivi, p. 23)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Bion.jpg\" rel=\"lightbox[819]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-824 alignright\" src=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Bion.jpg\" alt=\"Bion\" width=\"182\" height=\"237\" \/><\/a>Entriamo nello specifico dell\u2019esperimento di Northfield, cos\u00ec che sia pi\u00f9 chiaro cosa fece Bion con i suoi collaboratori.<br \/>\nA cavallo tra dicembre del 1942 e gennaio del 1943, Bion venne messo a capo del reparto di riabilitazione con oltre 100 casi di persone in attesa del congedo per malattia psichiatrica.<br \/>\nScrive Bion:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Sotto lo stesso tetto erano riuniti tre o quattrocento uomini che nei loro reparti avevano gi\u00e0 avuto i benefici, di noto valore terapeutico, offerti dalla disciplina militare, dall\u2019alimentazione sana e dalla vita regolare, il che non aveva impedito loro di trovare la strada dell\u2019ospedale psichiatrico&#8221; (Ivi, p. 18)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 dell\u2019ironia di Bion, come descrive Lombardo (Lombardo, 2004):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Attraverso la tecnica dei leaderless group [&#8230;], Bion seleziona i primi soldati disposti a combattere per quella causa e li mette a capo di una gran quantit\u00e0 di gruppi di attivit\u00e0 significative per la vita militare come ginnastica, esercitazioni con le armi, letture di mappe strategiche, officina, stamperie, ecc&#8230; ma anche attivit\u00e0 ludiche, sportive, di giochi da tavolo e di squadra e cos\u00ec via. Bion non rispondeva del disordine o dell\u2019inefficienza del reparto; se qualcosa non funzionava pretendeva che fosse il gruppo stesso di quella squadra a scoprire l\u2019origine del malessere causa del fenomeno&#8221; (Ivi, pp. 32-33)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019approccio di comunit\u00e0 terapeutica, nasce sull\u2019esigenza di rimandare i soldati colpiti da nevrosi di guerra, in trincea nel pi\u00f9 breve tempo possibile.<br \/>\nDescrive Lombardo (Lombardo, 2004):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Nei primi anni \u201940 il problema del congedo per inabilit\u00e0 mentale era diventato serio, causando all\u2019esercito una riduzione di ben il 30% delle sue forze. Il ministero della guerra, pertanto, sent\u00ec di fare di tutto affinch\u00e9 i soldati ricoverati con patologia psichiatrica sostenuta da traumi psicologici, non si accomodassero nel ruolo difensivo del malato e&#8230; che insomma, da bravi soldati per cos\u00ec dire, non ci \u201cmarciassero\u201d.&#8221; (Ivi, p. 30)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui l\u2019esercito decise di fare ricorso a degli specialisti dando loro la libert\u00e0 di sperimentare nuovi approcci terapeutici. E qui entra in gioco John Rickman, psichiatra della Tavistock Clinic, il quale insieme a suoi allievi tra i quali Bion, esportano le idee sui gruppi che avevano incominciato a studiare alla Tavistock.<br \/>\nL\u2019idea di Rickman pu\u00f2 essere sintetizzata come segue:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;In sostanza egli proponeva di creare, durante il periodo di trattamento riabilitativo, molteplici attivit\u00e0 di gruppo nelle quali le competenze di ordine militaresco prendessero il posto delle attivit\u00e0 occupazionali pi\u00f9 tradizionali (ceramica, fare canestri, dipingere vetri, ecc.). Questo, allo scopo di non cronicizzare stati di malattia che allontanassero i soggetti dalle attivit\u00e0 della vita quotidiana a causa della passivizzazione in parte gratificante appresa nel ruolo di malati.&#8221; (Ivi, p. 31)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un cenno va fatto al \u201cmandare i soldati in trincea nel pi\u00f9 breve tempo possibile\u201d, che effettivamente crea qualche problema etico, sull\u2019utilizzo della psichiatria, o comunque di strumenti di questo genere per avere pi\u00f9 \u201cgente\u201d, utile ad uno scopo bellico.<br \/>\nNel reparto di Northfield, quindi viene data la responsabilit\u00e0 di organizzare dei gruppi di ogni tipo dalla lettura di mappe ecc&#8230;, a quelli pi\u00f9 ludici.<br \/>\nBion (Bion, 1961) scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;A un mese dall\u2019inizio dell\u2019esperimento erano avvenuti molti cambiamenti. Mentre all\u2019inizio sembrava quasi difficile trovare il modo di tenere occupati gli uomini, alla fine del mese divenne difficile trovare il tempo necessario per tutto il lavoro che volevano svolgere.&#8221; (Ivi, p. 26)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto per Bion \u00e8 stato difficile trarre delle conclusioni da un esperimento durato solo sei settimane, ma i risultati che incominciava ad intravedere mostravano come il reparto fosse riuscito ad organizzarsi, respirando un atmosfera non molto diversa da quella che si poteva respirare in un altro reparto di un esercito comandato da un generale in cui si ha fiducia, ma del quale non si conoscono i piani.<br \/>\nInfatti aggiunge:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;L\u2019esperimento fu interrotto da un trasferimento di truppa e cos\u00ec non mi \u00e8 possibile fornire dei risultati clinici o statistici; ma il tentativo sembr\u00f2 mostrare che \u00e8 possibile per il clinico rivolgere la propria attenzione alla struttura del gruppo e alle forze che agiscono in quella struttura, senza perdere il contatto con i suoi pazienti e inoltre che, dall\u2019uso di questo tipo di approccio pu\u00f2 venir aumentata l\u2019ansia sia all\u2019interno che all\u2019esterno del gruppo.&#8221; (Ivi, p. 31)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il trasferimento di truppa viene spiegato da Lombardo (Lombardo, 2004) con il fatto che per il suo comportamento e per altri vari motivi, Bion non era gradito alla struttura militare, e dopo sei settimane era stato trasferito. Tutto era stato agevolato da un episodio dovuto a un ammanco di soldi dalla cassa della mensa. Foresti e Vigorelli (Foresti &amp; Vigorelli, 2012) sottolineano invece come vi fosse stato un allontanamento degli ufficiali che durante la crisi avevano duramente litigato fra di loro, tra cui oltre alla coppia Bion\/Rickman, vi fosse anche il tenente &#8211; colonnello J.D. Pearce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questo episodio nella gestione del reparto di Northfield subentra Harold Bridger, dopo di lui arriver\u00e0 Foulkes, e pi\u00f9 tardi viene nominato come direttore clinico di tutto l\u2019ospedale Tom Main.<br \/>\nBridger, su indicazione di Rickman e dello stesso Bion continua nell\u2019esperimento estendendo la stessa filosofia rivoluzionaria a tutto l\u2019ospedale, dando vita al \u201csecondo esperimento di Northfield\u201d.<br \/>\nDi questa seconda fase furono indubbi protagonisti Bridger, Foulkes, e soprattutto Tom Main, i quali in questa seconda esperienza fecero un vero primo tentativo di strutturare volontariamente una Comunit\u00e0 terapeutica come sistema aperto e non per caso come era successo in precedenza. Bridger, incoraggiato anche dal direttore dell\u2019ospedale stesso, Heargraves, estende i gruppi di attivit\u00e0 a tutto l\u2019ospedale, portando avanti i concetti intrapresi nell\u2019esperienza precedente.<br \/>\nSubito dopo Bridger, arriva appunto Foulkes che inizia i primi tentativi di psicoterapia di gruppo dando il via alla Gruppo Analisi.<br \/>\nCome scrive Lombardo (Lombardo, 2004):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;[&#8230;] Foulkes il padre della Gruppo Analisi. Non ci potrebbe essere comunit\u00e0 psicoterapeutica senza l\u2019apporto delle idee di questo psicoanalista&#8221;(Ivi, p. 42)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1945 viene nominato responsabile dell\u2019area clinica dell\u2019ospedale di Northfield, Tom Main, il quale oltre che lavorare per difendere l\u2019esperimento di Northfield, ne capisce anche la ricchezza ed i limiti.<br \/>\nNel 1947 Main viene nominato direttore del Cassel Hospital, in cui decide di realizzare una Comunit\u00e0 terapeutica psicoanaliticamente orientata, di cui parler\u00f2 nel prossimo paragrafo.<br \/>\nSu Main Lombardo esprime qualche perplessit\u00e0 pur riconoscendo il suo ruolo nel vedere una comunit\u00e0 come sistema. Egli scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Verso il metodo di Tom Main chi scrive nutre una certa ambivalenza. Forse perch\u00e9 ha coniato, o secondo malelingue copiato, il termine comunit\u00e0 terapeutica, che in Italia dopo la legge 180, \u00e8 diventato sinonimo di alternativa al manicomio; forse perch\u00e9 la sua metodica insiste a far passare l\u2019approccio di comunit\u00e0 per la cruna della psicoanalisi, chiudendosi, in un certo senso, agli input di altre tecniche riabilitative; o forse semplicemente perch\u00e9 insiste col promuovere l\u2019uso del rapporto terapeutico uno ad uno, secondo chi scrive poco appropriato all\u2019interno di una comunit\u00e0 propriamente detta; insomma, forse per tutto questo abbiamo un\u2019ammirazione ambivalente per Main.&#8221; (Ivi, p. 41)<\/p>\n<p>\u00a0<strong>Vedi anche:<\/strong><\/p>\n<p><a title=\"L\u2019apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (1a parte)\" href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=819\">&#8211; L&#8217;apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (1a parte)<\/a><\/p>\n<p><a title=\"L\u2019apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (2a parte)\" href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=855\">&#8211; L&#8217;apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (2a parte)<\/a><\/p>\n<p><a title=\"L\u2019apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (3a parte)\" href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=828\">&#8211; L&#8217;apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (3a parte)<\/a><\/p>\n<p><a title=\"L\u2019apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (4a parte)\" href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=873\">&#8211; L&#8217;apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (4a parte)<\/a><\/p>\n<p><a title=\"L\u2019apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (5a parte)\" href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=831\">&#8211; L&#8217;apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (5a parte)<\/a><\/p>\n<p><b>Bibliografia.<br \/>\n<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Bion, W.R. (1961). Experiences in Groups and other Papers. Londra: Tavistock Publications, Ltd. [Esperienze nei gruppi (1971). Roma: Armando Editore]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Bion, W.R. (1962). Learning from Experience. Londra: William Heinemann \u2013 Medical Books, Ltd. [Apprendere dall\u2019esperienza (1972). Roma: Armando Editore]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Bion, W.R. (1970). Attention and Interpretation. A Scientific Approach to Insight in Psycho-Analysis and Groups. Londra: Tavistock Publications, Ltd. [Attenzione e interpretazione (1973). Roma: Armando Editore]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Chiari, G., Nuzzo, M.L. (2005). Le basi epistemologiche delle psicoterapie cognitive. In Bruno G. Bara (a cura di), Nuovo manuale di psicoterapia cognitiva. Volume Primo. Teoria. Torino: Bollati Boringhieri Editore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Foresti, G., Vigorelli, M. (2012). Le esperienze \u2013 modello a orientamento psicodinamico. Ripensare i principi organizzativi in una prospettiva storico \u2013 critica. In A. Ferruta, G. Foresti, M. Vigorelli (a cura di), Le comunit\u00e0 terapeutiche. Psicotici, borderline, adolescenti, minori. Milano: Raffaello Cortina Editore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Freud, S. (1921). Massenpsychologie und Ich \u2013 Analyse. [Psicologia delle masse e analisi dell\u2019Io (1975). Torino: Bollati Boringhieri editore]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Gardner, H. (1983). Frames of mind. The theory of multiple intelligences. New York: Basic Books, Inc. [Formae mentis. Saggio sulla pluralit\u00e0 dell\u2019intelligenze (2002)(13 ed.). Milano: Feltrinelli Editore].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Gasca, G. (2012). Lo psicodramma gruppoanalitico. Milano: Raffaello Cortina Editore<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Goleman, D. (1995). Emotional intelligence. New York: Xoxa Books [Intelligenza emotiva (1996)(2005)(14 ed.). Milano: RCS Libri S.p.A.]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Goleman, D. (2006). Social intelligence the new science of human relationships. New York: Bantam Books [Intelligenza sociale (2006). Milano: RCS Libri S.p.A.]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Grauman, F.C. (1988). Introduzione a una storia della psicologia sociale in J.P. Codol, M. Hewstone, G.M. Stephenson &amp; W. Stroebe, Introduction to social Psychology. A European Perspective. Oxford: Basil Blackwello, Ltd. [Introduzione alla psicologia Sociale (1991). Bologna: Il Mulino]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gruyer, A. (2005). Sette anni di psicoanalisi in C. Meyer Le Livre noir de la psychanalyse. Vivre, penser et aller mieux sans Freud. Parigi: Editions Des Ar\u00e8nes. [Il libro nero della psicoanalisi (2006). Roma: Fazi Editore srl]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Levi Montalcini, R. (1988). Elogio dell\u2019imperfezione. Milano: Garzanti Editore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Lombardo, A. (2004)(2007)(2 ed.). La comunit\u00e0 psicoteraputica, cultura, strumenti, tecnica. Seconda edizione aggiornata. Milano: Franco Angeli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Maslach, C. (1982). Burnout. The cost of caring. New York: Prentice Hall Press, Inc. [La sindrome del burnout il prezzo dell\u2019aiuto agli altri (1997)(2 ed.). Assisi: Cittadella Editrice].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Milgram, S. (1974). Obedience to Authority. New York: HarperCollins Publishers Inc. [Obbedienza all\u2019autorit\u00e0. Uno sguardo sperimentale. (2003). Torino: Giulio Einaudi editore s.p.a.]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Mecacci, L. (2000). Il caso Marilyn M. e altri disastri della psicoanalisi. Roma: Gius. Laterza &amp; Figli Spa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Perls, F., Hefferline, R.F. &amp; Goodman (1951). Gestalt Therapy. Excitement and Growth in the Human Personality. New York: The Julian Press [La terapia della Gestalt. Vitalit\u00e0 e accrescimento nella personalit\u00e0 umana (2 ed.)(1997). Roma: Casa Editrice Astrolabio \u2013 Ubaldini Editore]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Rizzolati, G., Sinigaglia, C. (2006). So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio. Milano: Raffaello Cortina Editore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Ugazio, V. (1998). Storie permesse. Storie proibite. Polarit\u00e0 semantiche familiari e psicopatologie. Torino: Bollati Boringhieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Watzlawick, P., J. H. Beavin &amp; D. D. Jackson (1967). Pragmatics of human communication. A study of interactional patterns, pathologies, and paradoxes. New York: W. W. Norton &amp; Co., Inc. [Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi (1971). Roma: Casa Editrice Astrolabio \u2013 Ubaldini Editore]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Zerbetto, R. (1998). La Gestalt. Terapia della consapevolezza. Milano: Xenia Edizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per rendere pi\u00f9 agevole la lettura, questo scritto \u00e8 stato suddiviso in cinque parti. Auguriamo una buona lettura&#8221; Autore: Dott. Nicola Gentile In questa parte verranno affrontate le origini dell\u2019approccio di comunit\u00e0 che hanno in qualche modo convogliato la psicoterapia &hellip; <a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=819\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-819","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/819","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=819"}],"version-history":[{"count":21,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/819\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":854,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/819\/revisions\/854"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=819"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=819"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=819"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}