{"id":855,"date":"2015-03-10T13:19:41","date_gmt":"2015-03-10T12:19:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=855"},"modified":"2015-04-22T00:50:34","modified_gmt":"2015-04-21T22:50:34","slug":"lapporto-di-bion-alla-psicologia-di-comunita-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=855","title":{"rendered":"L&#8217;apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (2a parte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Autore: <a href=\"http:\/\/www.gentile.altervista.org\" target=\"_blank\"><strong>Dott. Nicola Gentile<\/strong><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono vari approcci alla psicologia di comunit\u00e0 ed esperienze fatte da altri ricercatori;\u00a0 di seguito ne viene descritto qualcuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Altri approcci di comunit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre all\u2019esperimento di Northfield, altre strutture psichiatriche hanno cercato di utilizzare metodiche innovative per curare i propri pazienti. Seguendo l\u2019impostazione di Foresti e Vigorelli (Foresti &amp; Vigorelli, 2012), individuiamo tre aree: quella inglese, quella statunitense, e quella francese.<br \/>\nNell\u2019area inglese quindi possiamo mettere come esperienza quella descritta in precedenza del Cassel Hospital di Tom Main e l\u2019Henderson Hospital di Maxwell Jones .<br \/>\nIl setting del Cassel viene strutturato intorno a due spazi, uno per la psicoterapia individuale, fatta da medici in formazione analitica, e l\u2019altra che riguarda la Comunit\u00e0 terapeutica, in cui si svolge un accudimento psicosociale detto anche \u201cpsychosocial nursing\u201d. In un certo senso vi \u00e8 una divisione tra il mondo esterno, con i ruoli sociali, ed il mondo interno delle fantasie. Questi due mondi vengono tenuti insieme dalla cultura dell\u2019autoriflessione o \u201cculture of inquiry\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un concetto centrale \u00e8 quello di \u201cmilieu terapeutico\u201d dove il paziente viene rilevato dal suo insoddisfacente ambiente sociale, e viene messo in un ambiente in cui ogni evento quotidiano viene usato a scopi terapeutici.<br \/>\nLa psicoterapia si svolge in un setting di cinquanta minuti per due volte la settimana in una posizione vis-\u00e0-vis pi\u00f9 che sul lettino. Main adotta anche iniziative originali per l\u2019epoca come l\u2019istituzione di Unit\u00e0 familiari che ospitano madre e bambino oppure un intera famiglia per focalizzarne i problemi relazionali. In seguito sviluppa tutta una rete di rapporti con medici di base, specialisti dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza, divenendo anche risorsa per la comunit\u00e0 locale.<\/p>\n<div id=\"attachment_902\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Cassel-new-building.jpg\" rel=\"lightbox[855]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-902\" class=\"wp-image-902 size-medium\" src=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Cassel-new-building-300x193.jpg\" alt=\"Cassel-new-building\" width=\"300\" height=\"193\" srcset=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Cassel-new-building-300x193.jpg 300w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Cassel-new-building.jpg 545w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-902\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"http:\/\/www.wlmht.nhs.uk\/cs\/cassel-hospital-services\/\">http:\/\/www.wlmht.nhs.uk\/cs\/cassel-hospital-services\/<\/a><br \/>\u00a9 2015 West London Mental Health Trust &#8211; All rights reserved<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente il Cassel \u00e8 un importante centro di trattamento, formazione e ricerca specializzato nei disturbi di personalit\u00e0, riconosciuto a livello internazionale.<br \/>\nForesti e Vigorelli definiscono l\u2019approccio del Cassel Hospital come \u201cmodello sistemico psicoanalitico\u201d da riassumersi nei seguenti cinque punti: articolazione di psicoterapia individuale e accudimento psicosociale (psychosocial nursing); la cultura dell\u2019autoriflessione (culture of inquiry); organizzazione sistemica della comunit\u00e0 terapeutica che coinvolge e responsabilizza tutte le figure professionali; concetto di milieu terapeutico; ricerca di esito dei trattamenti per la valutazione di efficacia.<br \/>\nNegli stessi anni prende corpo in modo indipendente l\u2019esperienza comunitaria sviluppata da Maxwell Jones all\u2019Henderson Hospital. Questo psichiatra direttore di quest\u2019ospedale dal 1946 al 1959 promuove il suo modello comunitario di stampo psicosociale. Poi cercher\u00e0 di esportarlo anche in paesi diversi dall\u2019Inghilterra, come la Scozia, gli Usa ed il Canada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli vede come caratteristica saliente della comunit\u00e0 un sistema aperto con un assetto egualitario e democratico, in cui il trattamento non \u00e8 responsabilit\u00e0 limitata allo staff medico, ma riguarda tutti i membri della comunit\u00e0 e quindi anche i pazienti. Si osservano i problemi che nascono nel \u201cqui e ora\u201d affrontando le tensioni in ambiente gruppale, e l\u2019obiettivo terapeutico \u00e8 l\u2019inserimento dell\u2019individuo nell\u2019ambiente sociale e lavorativo all\u2019esterno dell\u2019ospedale, senza nessun altro intervento psicoterapeutico.<br \/>\nIn effetti non \u00e8 previsto un trattamento psicoterapico anche se Jones \u00e8 interessato al modello dello psicodramma di Moreno, che invita pi\u00f9 volte all\u2019Henderson Hospital.<br \/>\nGli ingredienti di questa metodologia sono in sostanza tre: il community meeting, lo staff review meeting, e la leaving learning situation.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle riunioni di comunit\u00e0 che avvengono tutti i giorni, con pazienti ed operatori alla pari, (role blurring) si affronta ci\u00f2 che \u00e8 accaduto il giorno precedente e si analizza e discute qualsiasi problema si presenti. Quindi nel confronto con gli altri (reality confrontation) ognuno viene sollecitato a una partecipazione responsabile che oltre ad aumentare la stima di s\u00e9 permette di apprendere quali percezioni e sentimenti stiano dietro le condotte degli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subito dopo avviene la riunione dello staff (staff review meeting) per discutere le interazioni che si sono verificate nell\u2019incontro di comunit\u00e0.<br \/>\nInfine c\u2019\u00e8 un punto fondamentale dell\u2019approccio di Jones, cio\u00e8 la living learning situation, che consiste nell\u2019intervento di crisi, ogni volta che si profili la necessit\u00e0 che coinvolge sia operatori che utenti fino alla sua risoluzione.<br \/>\nI punti fondamentali del modello psicosociale dell\u2019Henderson Hospital possono essere cos\u00ec riassunti: comunit\u00e0 come sistema aperto, con un assetto egualitario e democratico; comunicazione aperta staff\/residenti; riunioni di responsabilizzazione e decisionalit\u00e0 condivisa (Community meeting e staff review meeting); interventi di crisi (living learning situation); attivit\u00e0 di sottogruppi; definizione dei principi teorici di permissivismo, comunalismo, democraticit\u00e0, confronto con la realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultimo punto deriva dal fatto che Jones sottopose nel 1950 la sua struttura ad un indagine di legittimazione da parte di un gruppo di sociologi guidati da Robert Rapaport.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Da questa indagine emergono i principi su cui si fonda la vita comunitaria: permissivismo, comunalismo, democraticit\u00e0, confronto con la realt\u00e0, che diventeranno capisaldi di numerose CT in Europa e negli USA per qualificare la terapeuticit\u00e0 comunitaria.&#8221; (Ivi, p. 36)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emergono anche delle contraddizioni per\u00f2: per prima cosa un conflitto all\u2019interno dello staff tra due sottoculture, una tesa a raggiungere l\u2019obiettivo di riabilitazione del paziente, l\u2019altra che privilegia la conoscenza di s\u00e9 attraverso il trattamento comunitario; un secondo aspetto riguarda l\u2019importanza dell\u2019aspetto transferale nel rapporto paziente-educatore, che pone la questione di un lavoro esplicitamente psicoterapico; infine il terzo punto riguarda il peso carismatico Jones.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo punto \u00e8 fondamentale soprattutto quando Jones si trasferisce nel 1959 negli Stati Uniti ed i suoi successori affrontano un periodo di grave crisi. Cosa molto simile era successa anche al Cassel Hospital quando Tom Main si era ritirato dalla scena nel 1976.<br \/>\nNonostante ci\u00f2, superato il periodo di crisi, l\u2019Henderson Hospital \u00e8 rimasto come figura di riferimento anche per molte comunit\u00e0 italiane vedi la comunit\u00e0 Il Porto e Reymond Gledhill. Di quest\u2019ultima comunit\u00e0 il direttore sanitario \u00e8 Aldo Lombardo che ne parla anche nel suo libro (Lombardo, 2004). Inoltre L\u2019Henderson Hospital ha contribuito alla fondazione nel 1972 dell\u2019Associazione internazionale delle comunit\u00e0 Terapeutiche (ATC). E fino alla conclusione della sua esperienza nel 2005 ha contribuito a dare all\u2019orientamento comunitario un impronta metodologica sempre pi\u00f9 rigorosa promuovendo un\u2019intensa attivit\u00e0 di ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019area statunitense possiamo ricordare vari approcci fra cui Chestnut Lodge, la Menninger Clinic e Austen Riggs.<br \/>\nPartiamo dal Chestnut Lodge Hospital, fondato nel 1908 dalla famiglia Bullard, nella cittadina di Rockville nei dintorni di Washington. Nel 2001 questa istituzione \u00e8 stata messa all\u2019asta per fallimento.<br \/>\nA partire dagli anni Trenta questa struttura ha visto passare nel proprio staff a vari livelli, numerosi studiosi tra cui Frieda Fromm-Reichmann, Harry S. Sullivan, Harold Searles, James Burnham, Ping-Nie Pao e David Feinsilver.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1933 Dexter M. Bullard, decide di trasformare il Chestnut Lodge in ospedale psicoanalitico e avvia un programma di psicoterapia intensiva con tutti i pazienti ricoverati. Questa modalit\u00e0 di procedere per\u00f2 crea diversi problemi, per cui ad un certo punto si decide di dividere la staff in due figure: la prima il \u201ctherapist\u201d che si occupa della funzione psicoterapeutica con un ciclo di sedute di quattro volte la settimana; il secondo l\u2019\u201dadministrator\u201d, il quale si occupa di tutti gli altri aspetti assistenziali, incompatibili con la figura del terapeuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto funziona fino a che i numeri sono piccoli, ma con la successiva crescita dei reparti, circa 7 con 80-100 pazienti e 20 medici, le cose si complicano e incominciano ad emergere quelle caratteristiche conflittuali e competitive che portano negli anni Cinquanta ad una prima revisione di tutta l\u2019organizzazione. Viene creato un assetto gerarchico facente capo ad un \u201cclinical director\u201d e a un \u201cdirector of psychotherapy\u201d i quali devono risolvere i problemi di valutazione clinica, e nel caso questo non basti devono riferirsi ad un \u201cCouncil\u201d composto da terapeuti anziani. Se questo non dovesse ancora bastare la decisione ultima viene presa da Dexter M. Bullard jr.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno al 1949 l\u2019istituto di ricerca creato con i finanziamenti della Fondazione Ford promuove un progetto di ricerca sugli effetti di tipo organizzativo dello staff curante sulla sintomatologia e sull\u2019evoluzione del paziente. I ricercatori trovano quella che loro definiscono come mirror \u2013 image structure, cio\u00e8 un fenomeno di risonanza sociopatologica, nel quale il paziente trova nell\u2019ambiente circostante uno specchio alla propria frammentazione interna. Sorvolo tutti i particolari, ed aggiungo che alla fine degli anni Cinquanta il Chestnut Lodge Hospital, affronta una ristrutturazione che lo porta a sperimentare una gestione clinica di tipo comunitario. Da questa visione oltre all\u2019integrazione delle famiglie nel processo di cura, si hanno altri risvolti che portano ad una fase cosiddetta \u201cparlamentare\u201d, in cui vi sono varie attivit\u00e0 che vanno dall\u2019esercizio fisico da parte di tutta l\u2019equipe con un gruppo quotidiano denominato \u201ccontatto fisico\u201d, all\u2019utilizzo di riunioni con i pazienti, personale e famiglie per dare dei \u201cfeedback\u201d da parte dello staff, ed infine una accoglienza ed integrazione emotiva delle proiezioni del paziente da parte del personale. Pao negli anni Settanta realizza uno studio in cui fa una classificazione tra i vari sottotipi di schizofrenia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Foresti e Vigorelli (Foresti &amp; Vigorelli, 2012) riassumono il modello di lavoro del Chestnut Lodge secondo i seguenti punti: presa in carico individualizzata con due figure professionali therapist e administrator; risonanza sociopatologica in cui il gruppo curante \u00e8 specchio della mente del paziente psicotico; scoperta dell\u2019importanza di un\u2019integrazione biopsicosociale anche con tutte le figure professionali che si occupano della quotidianit\u00e0; studio teorico clinico sulla specificit\u00e0 del trattamento psicoterapeutico psicoanalitico per le psicosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Menninger Clinic, che gli autori prendono in considerazione oltre che per il fatto che rappresenta uno dei primi ospedali che hanno perseguito con convinzione la via del trattamento terapeutico ambientale nella clinica della malattia mentale, anche per il fatto di essere all\u2019avanguardia dal punto di vista della ricerca e di aver avuto tra le sue fila i pi\u00f9 importanti teorici della psicologia e psicoterapia. Alcuni esempi possono essere: David Rapaport, Luborsky, Rubinstein, Shafer, Kernberg, Gabbard, Fonagy e tanti altri.<br \/>\nIl modello di lavoro della Menninger Clinic pu\u00f2 essere cos\u00ec riassunto: un modello biopsicosociale della psicopatologia; un approccio interdisciplinare e integrato alla diagnosi e al trattamento, che raccoglie le pi\u00f9 recenti acquisizioni in ambito delle neuroscienze, della psichiatria e della psicoanalisi; un approccio terapeutico centrato sul paziente nel suo ambiente di vita con programmi specifici di trattamento a seconda della tipologia di disturbo la fase del ciclo di vita, ed un progetto terapeutico intensivo individualizzato soprattutto con pazienti cronici o con sintomatologia complessa; un forte e fecondo connubio tra cura, formazione e ricerca; lo studio della psicopatologia istituzionale e della funzione del leader nei gruppi e nell\u2019organizzazione.<br \/>\nSu quest\u2019ultimo punto si pu\u00f2 ricordare tutte le tipologie di leadership che vanno dal \u201cleader che non sa dire di no\u201d, al \u201cleader che ha assolutamente bisogno di essere amato e ammirato\u201d, dal \u201cleader che deve controllare tutto\u201d, al \u201cleader assenteista\u201d, dal \u201cleader poco disponibile ed instabile\u201d, al \u201cleader corrotto\u201d ed altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra esperienza dell\u2019area statunitense pu\u00f2 essere quella di Austen Riggs. Tale struttura \u00e8 un piccolo centro psichiatrico privato e senza scopo di lucro, fondato nel 1910 da Austen Fox Riggs con un altro nome, e basato sulla talk therapy con una combinazione di attivit\u00e0 quotidiane che sono frutto di un equilibrio tra lavoro, gioco, riposo ed esercizio. Nel 1919 viene nominato, appunto, fondazione Austen Riggs e nel 1947 vi \u00e8 arrivato come direttore Robert. P. Knight il quale sviluppa quello che \u00e8 diventato il pi\u00f9 grande Centro della Psicologia Americana dell\u2019Io. Per un trentennio \u00e8 stata diretta anche dallo psichiatra e psicoanalista Edward R. Shapiro.<br \/>\nIn questo centro, che cura una media di settanta pazienti all\u2019anno, viene fornita una psicoterapia psicoanalitica intensiva in una comunit\u00e0 aperta e non coercitiva.<br \/>\nIl modello operativo \u00e8 cos\u00ec riassunto: un centro specializzato per pazienti gravi \u201cresistenti al trattamento\u201d; un sistema articolato di cura in strutture differenziate con setting psicodinamico aperto e con diversi livelli di assistenza e protezione; una psicoterapia psicodinamica intensiva; una riflessione gruppale basata sul concetto di vita esaminata (examined living); un programma comune delle attivit\u00e0, delle arti, con partecipazione alla scuola materna interna in cui i pazienti aiutano le insegnanti in tutte le funzioni scolastiche; un lavoro di ricerca e formazione interdisciplinare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Francia si possono ricordare le esperienze di Velotte e di Villeurbanne. La comunit\u00e0 La Velotte \u00e8 stata fondata da Paul \u2013 Claude Racamier nel 1968. Viene comunque specificato che \u00e8 nata dall\u2019incontro tra un equipe terapeutica e alcuni pazienti con le loro famiglie, dal quale \u00e8 stata fondata un\u2019associazione nel 1967, che gestisce la comunit\u00e0.<br \/>\nRacamier \u00e8 uno psicoanalista e psichiatra importante in Francia, per i suoi studi sulla personalit\u00e0 normale e patologica e per altri aspetti pi\u00f9 prettamente psicoanalitici. Non entro nel merito delle sue definizioni, che possono essere pi\u00f9 o meno condivise, anche se alcune sue intuizioni e provocazioni sono molto interessanti soprattutto per quello che riguarda le \u201cazioni parlanti\u201d, cio\u00e8 il fatto che nel dialogo con uno psicotico partendo dalle azioni si pu\u00f2 riattivare quel processo di pensiero che pare essersi bloccato. Egli sostiene che pi\u00f9 le azioni parlanti sono paradossali, ma giuste, pi\u00f9 i pazienti capiscono e le accettano. Dal mio punto di vista usa, il linguaggio agito dello psicotico.<br \/>\nForesti e Vigorelli riassumono il modello operativo di La Valotte nel seguente modo: comunit\u00e0 terapeutica come incontro e co &#8211; creazione tra una equipe terapeutica e alcuni pazienti con le loro famiglie; integrazione tra soin insitutionel e th\u00e9rapie, cio\u00e8 sogno istituzionale e terapia; pratica delle complementariet\u00e0 contradditorie, quali responsabilit\u00e0\/sicurezza e continuit\u00e0\/discontinuit\u00e0; passaggio dalla seduzione narcisistica alla relazione oggettuale; utilizzo di azioni e oggetti parlanti in uno spazio transizionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo esempio di struttura di cura riportato dai due autori \u00e8 quello di Villeurbanne presso Lione. Questa struttura si articola nella Comunit\u00e0 terapeutica di La Baisee, nel centro di crisi di tipo comunitario (MAP) e nel Foyer d\u2019hebergement Le Florian, ed \u00e8 stata fondata da Marcel Sassolas nel 1968 attraverso la costituzione di una associazione. Questa associazione \u00e8 una complessa struttura formata da presidi di cura, ambulatori, centri residenziali e semiresidenziali. Sassolas si dichiara allievo di Racamier, ed ha un concetto di cura in cui vi deve essere l\u2019alleanza tra cura individuale e approccio gruppale. Per questo psichiatra, pi\u00f9 comunit\u00e0 con differente funzionamento possono essere proposte al paziente, in risposta al bisogno del soggetto. Il sistema di cura integrato di Sassolas viene cos\u00ec articolato: primo i luoghi di cura, che sono strutture che funzionano come un sistema protettivo nelle situazioni di crisi acuta, sia temporanea che prolungata, di break-down, crollo o destrutturazione dell\u2019organizzazione psichica o quando le difficolt\u00e0 della relazione duale oltrepassano la possibilit\u00e0 di contenimento di vissuti auto \u2013 ed eterodistruttivi; secondo i luoghi di vita, in cui un gruppo di strutture presuppone pazienti relativamente capaci di \u201cessere presso se stessi\u201d investendo sia lo spazio istituzionale, come territorio maggiormente proprio, sia la relazione con il gruppo.<\/p>\n<div id=\"attachment_910\" style=\"width: 285px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/1979_-_BasagliaFoto800.jpg\" rel=\"lightbox[855]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-910\" class=\"wp-image-910\" src=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/1979_-_BasagliaFoto800-220x300.jpg\" alt=\"&quot;1979 - BasagliaFoto800&quot; di Harald Bischoff (http:\/\/www.mad.ag) - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:1979_-_BasagliaFoto800.jpg#mediaviewer\/File:1979_-_BasagliaFoto800.jpg\" width=\"275\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/1979_-_BasagliaFoto800-220x300.jpg 220w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/1979_-_BasagliaFoto800-600x818.jpg 600w, https:\/\/www.psicologicalmente.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/1979_-_BasagliaFoto800.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-910\" class=\"wp-caption-text\">&#8220;1979 &#8211; BasagliaFoto800&#8221; di Harald Bischoff (http:\/\/www.mad.ag) &#8211; Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons &#8211; http:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:1979_-_BasagliaFoto800.jpg#mediaviewer\/File:1979_-_BasagliaFoto800.jpg<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia dal canto suo oltre all\u2019esperienza psichiatrica dell\u2019ospedale di Basaglia ha avuto una grande variet\u00e0 di esperienze comunitarie, in alcuni casi legate al disturbo da uso di sostanze, ma non solo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho analizzato tutte queste esperienze comunitarie di orientamento psicodinamico, condividendo l\u2019impostazione di Foresti e Vigorelli, sull\u2019analisi storica, in quanto dal mio punto di vista tutte queste vicende possono mostrare anche le possibili strade che pu\u00f2 prendere una comunit\u00e0. Infatti, leggendo tutte queste ricostruzioni del passato si possono trovare anche spunti di riflessione nel presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia nel bene che nel male, molte comunit\u00e0 hanno avuto pi\u00f9 o meno successo a seconda delle vicende del fondatore o ideatore, oppure semplicemente per mancanza di fondi, pur essendo esperienze riconosciute di ottimo livello. Come dire, una delle preoccupazioni che maggiormente attanaglia dentro le comunit\u00e0, \u00e8 quella di creare un ambiente che funzioni, che sia facilitante per il cambiamento ecc&#8230;, ma molte volte questo non basta. Salto il commento su quanto questo sia illusorio. Dal canto loro gli autori propongono la strada della ricerca e del visiting, argomento che verr\u00e0 trattato nel prossimo paragrafo sui paradossi di una comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I paradossi dell\u2019approccio di comunit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per chi ha lavorato in una comunit\u00e0, ma comunque anche per i non addetti ai lavori, \u00e8 facile notare come tutti questi approcci sono legati indissolubilmente a qualche figura carismatica, ed anche se si pensa alla situazione in Italia, ci si rende conto che solitamente si pensa ad una comunit\u00e0 fondata da qualcuno.<br \/>\nQuesto aspetto \u00e8 molto interessante, in quanto si vede come pur essendo importanti le potenzialit\u00e0 del gruppo di cura, queste vengono attivate in principio da un singolo individuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una prospettiva un po\u2019 diversa dalla mia, Foresti e Vigorelli (Foresti &amp; Vigorelli, 2012) nel loro testo fanno notare come dalla storia delle comunit\u00e0 terapeutiche si possono trarre tre paradossi ed altrettante idee guida.<br \/>\nIl primo paradosso riguarda appunto l\u2019idea guida di quella che loro chiamano la group relations. Infatti per avviare processi di autorganizzazione gruppale, base del funzionamento di una comunit\u00e0, occorre che il leader metta a disposizione i fattori materiali, mentali e organizzativi che rendono possibile il pensiero di gruppo. Io a questo punto aggiungerei, che senza un individuo che offre una serie di strumenti per avviare tale processo, tutto ci\u00f2 non potrebbe avere un seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Loro aggiungono che oltre a fornire condizioni di spazio e di tempo adeguate, il leader deve far fronte alla tendenza del gruppo a dimenticare ed eludere, il compito istituzionale amministrando efficacemente le altre due variabili.<br \/>\nIn questo, spiegano, tornano utili i concetti dei leaderless group projects di Bion e il fenomeno del movimento presenza\/assenza della leadership, che anche se presente, rimanda al gruppo la gestione del compito istituzionale. Ci\u00f2 per\u00f2 diventa impossibile in una comunit\u00e0 poich\u00e9 la distanza tra il ruolo di staff ed utenti rimane troppo rigida impedendo lo sviluppo dinamico delle idee e la trasformazione organizzativa dell\u2019istituzione. Per gli autori il paradosso \u00e8 appunto questo cio\u00e8 la mancanza di quel movimento che garantisce la sopravvivenza della comunit\u00e0. Nella mia prospettiva io aggiungerei che il leader carismatico ad un certo punto pu\u00f2 avere l\u2019effetto opposto a quello che ha avuto all\u2019inizio, frenando il processo anzich\u00e9 incentivarlo, vedi i casi di Jones e Main.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo paradosso riguarda quello che secondo loro \u00e8 stato concepito dalla psicoanalisi senza divano. Infatti questo ha creato la situazione per cui l\u00e0 dove si \u00e8 cercato di pensare analiticamente la differenza tra il funzionamento individuale e quello gruppale si sono avute le idee psicoanalitiche pi\u00f9 utili al movimento comunitario e cio\u00e8 quelle della teoria del lutto originario e della seduzione narcisistica. Nella prima si pensa al tema di separazione e quindi di emancipazione dei pazienti, nella seconda al superamento della seduzione narcisistica, soprattutto con pazienti gravi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo paradosso riguarda il fatto che molte comunit\u00e0 sono autoreferenziali ed isolate, per certi versi pensando al gruppo come soluzione, non fanno rete. Questo secondo gli autori \u00e8 un limite che mina quella che viene definita come culture of inquiry cio\u00e8 quei processi di autosservazione, autovaluzione e ripensamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questo puntano molto sul modello del visiting inglese, metodo di valutazione delle cure nelle comunit\u00e0 basato sull\u2019incontro diretto tra equipe, realizzato con visite reciproche e confronto sulle risorse e sulle criticit\u00e0.<br \/>\nDi fatto uno dei problemi che attanaglia le comunit\u00e0 \u00e8 quello della validit\u00e0 scientifica, o della cosiddetta efficacia scientificamente dimostrata, e non solo per un fattore scientifico, ma anche economico.<br \/>\nCome descrive Lombardo (Lombardo, 2004):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;La quasi totalit\u00e0 delle informazioni raccolte fa riferimento a bibliografia inglese e americana per due motivi. Primo perch\u00e9 in entrambi i paesi esiste un movimento molto attivo di difesa dell\u2019approccio d\u2019ambiente e di comunit\u00e0 al trattamento psichiatrico. Secondo, perch\u00e9 prima d\u2019ogni altro paese, hanno imparato a difendersi e adattarsi al principio dell\u2019Evidence Based Medicine, (EBM), secondo il quale sembra proprio che ogni intervento sociosanitario che non provi l\u2019efficacia sul piano costi \u2013 benefici vada buttato alle ortiche.&#8221; (Ivi, p. 299)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo infatti, mette in risalto un ulteriore aspetto, e cio\u00e8 quello dei costi di queste strutture, che per esempio nel caso dell\u2019Henderson, possono portare alla chiusura od al cambiamento di attivit\u00e0 svolta.<\/p>\n<p><strong>Vedi anche:<\/strong><\/p>\n<p><a title=\"L\u2019apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (1a parte)\" href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=819\">&#8211; L&#8217;apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (1a parte)<\/a><\/p>\n<p><a title=\"L\u2019apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (2a parte)\" href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=855\">&#8211; L&#8217;apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (2a parte)<\/a><\/p>\n<p><a title=\"L\u2019apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (3a parte)\" href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=828\">&#8211; L&#8217;apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (3a parte)<\/a><\/p>\n<p><a title=\"L\u2019apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (4a parte)\" href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=873\">&#8211; L&#8217;apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (4a parte)<\/a><\/p>\n<p><a title=\"L\u2019apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (5a parte)\" href=\"https:\/\/www.psicologicalmente.org\/?p=831\">&#8211; L&#8217;apporto di Bion alla Psicologia di Comunit\u00e0 (5a parte)<\/a><\/p>\n<p><b>Bibliografia.<br \/>\n<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Bion, W.R. (1961). Experiences in Groups and other Papers. Londra: Tavistock Publications, Ltd. [Esperienze nei gruppi (1971). Roma: Armando Editore]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Bion, W.R. (1962). Learning from Experience. Londra: William Heinemann \u2013 Medical Books, Ltd. [Apprendere dall\u2019esperienza (1972). Roma: Armando Editore]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Bion, W.R. (1970). Attention and Interpretation. A Scientific Approach to Insight in Psycho-Analysis and Groups. Londra: Tavistock Publications, Ltd. [Attenzione e interpretazione (1973). Roma: Armando Editore]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Chiari, G., Nuzzo, M.L. (2005). Le basi epistemologiche delle psicoterapie cognitive. In Bruno G. Bara (a cura di), Nuovo manuale di psicoterapia cognitiva. Volume Primo. Teoria. Torino: Bollati Boringhieri Editore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Foresti, G., Vigorelli, M. (2012). Le esperienze \u2013 modello a orientamento psicodinamico. Ripensare i principi organizzativi in una prospettiva storico \u2013 critica. In A. Ferruta, G. Foresti, M. Vigorelli (a cura di), Le comunit\u00e0 terapeutiche. Psicotici, borderline, adolescenti, minori. Milano: Raffaello Cortina Editore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Freud, S. (1921). Massenpsychologie und Ich \u2013 Analyse. [Psicologia delle masse e analisi dell\u2019Io (1975). Torino: Bollati Boringhieri editore]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Gardner, H. (1983). Frames of mind. The theory of multiple intelligences. New York: Basic Books, Inc. [Formae mentis. Saggio sulla pluralit\u00e0 dell\u2019intelligenze (2002)(13 ed.). Milano: Feltrinelli Editore].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Gasca, G. (2012). Lo psicodramma gruppoanalitico. Milano: Raffaello Cortina Editore<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Goleman, D. (1995). Emotional intelligence. New York: Xoxa Books [Intelligenza emotiva (1996)(2005)(14 ed.). Milano: RCS Libri S.p.A.]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Goleman, D. (2006). Social intelligence the new science of human relationships. New York: Bantam Books [Intelligenza sociale (2006). Milano: RCS Libri S.p.A.]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Grauman, F.C. (1988). Introduzione a una storia della psicologia sociale in J.P. Codol, M. Hewstone, G.M. Stephenson &amp; W. Stroebe, Introduction to social Psychology. A European Perspective. Oxford: Basil Blackwello, Ltd. [Introduzione alla psicologia Sociale (1991). Bologna: Il Mulino]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gruyer, A. (2005). Sette anni di psicoanalisi in C. Meyer Le Livre noir de la psychanalyse. Vivre, penser et aller mieux sans Freud. Parigi: Editions Des Ar\u00e8nes. [Il libro nero della psicoanalisi (2006). Roma: Fazi Editore srl]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Levi Montalcini, R. (1988). Elogio dell\u2019imperfezione. Milano: Garzanti Editore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Lombardo, A. (2004)(2007)(2 ed.). La comunit\u00e0 psicoteraputica, cultura, strumenti, tecnica. Seconda edizione aggiornata. Milano: Franco Angeli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Maslach, C. (1982). Burnout. The cost of caring. New York: Prentice Hall Press, Inc. [La sindrome del burnout il prezzo dell\u2019aiuto agli altri (1997)(2 ed.). Assisi: Cittadella Editrice].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Milgram, S. (1974). Obedience to Authority. New York: HarperCollins Publishers Inc. [Obbedienza all\u2019autorit\u00e0. Uno sguardo sperimentale. (2003). Torino: Giulio Einaudi editore s.p.a.]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Mecacci, L. (2000). Il caso Marilyn M. e altri disastri della psicoanalisi. Roma: Gius. Laterza &amp; Figli Spa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Perls, F., Hefferline, R.F. &amp; Goodman (1951). Gestalt Therapy. Excitement and Growth in the Human Personality. New York: The Julian Press [La terapia della Gestalt. Vitalit\u00e0 e accrescimento nella personalit\u00e0 umana (2 ed.)(1997). Roma: Casa Editrice Astrolabio \u2013 Ubaldini Editore]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Rizzolati, G., Sinigaglia, C. (2006). So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio. Milano: Raffaello Cortina Editore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Ugazio, V. (1998). Storie permesse. Storie proibite. Polarit\u00e0 semantiche familiari e psicopatologie. Torino: Bollati Boringhieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Watzlawick, P., J. H. Beavin &amp; D. D. Jackson (1967). Pragmatics of human communication. A study of interactional patterns, pathologies, and paradoxes. New York: W. W. Norton &amp; Co., Inc. [Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi (1971). Roma: Casa Editrice Astrolabio \u2013 Ubaldini Editore]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Zerbetto, R. (1998). La Gestalt. Terapia della consapevolezza. Milano: Xenia Edizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore: Dott. Nicola Gentile Vi sono vari approcci alla psicologia di comunit\u00e0 ed esperienze fatte da altri ricercatori;\u00a0 di seguito ne viene descritto qualcuno. 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